Il Foglio
La stortura degli accordi per un cessate il fuoco tra Israele e Libano è che formalmente Israele non è in guerra con lo stato del Libano, ma con il gruppo Hezbollah, che entra ed esce da queste intese a seconda di quello che decide la Repubblica islamica dell’Iran. Ora a Teheran fa comodo che il gruppo armato che si muove in Libano anche grazie alla sua legittimità di partito – Hezbollah vuol dire Partito di Dio – stia fermo per riavviare i colloqui con gli americani che, lo scorso fine settimana, sono falliti a Islamabad. Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con il presidente del Libano, Joseph Aoun, e ha annunciato dieci giorni di cessate il fuoco. Hezbollah ha risposto all’annuncio presentando il cessate il fuoco come un successo iraniano. “Abbiamo appreso dall’ambasciatore iraniano a Beirut che gli sforzi dell’Iran hanno portato a un cessate il fuoco globale in Libano. La parte americana si è impegnata a informare il primo ministro israeliano di questa decisione”, ha detto il deputato del Partito di Dio, Hassan Fadlallah, all’emittente al Mayadeen. Nelle parole di Fadlallah si legge l’obbedienza nei confronti di Teheran, ma anche la sfida alle autorità libanesi, che avevano dichiarato l’ambasciatore iraniano persona non grata, ma non erano riuscite a espellerlo. Ieri una telefonata fra Netanyahu e Aoun sembrava possibile, era stato il capo della Casa Bianca ad annunciarla. Poi era stato il presidente libanese a non voler parlare con il premier israeliano, e il rifiuto ha convinto Trump a muoversi in altro modo. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il presidente americano ha invitato Aoun e Netanyahu alla Casa Bianca “per i primi colloqui importanti fra Israele e Libano dal 1983”. Washington vuole investire nei rapporti fra Gerusalemme e Beirut e parla della possibilità di una futura adesione del Libano agli Accordi di Abramo. Il progetto è ambizioso e rimane il più grande dei problemi: Hezbollah. Israele ha cercato di mantenere la guerra in Libano – iniziata dopo che Hezbollah ha attaccato Israele come reazione all’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei – separata dal conflitto contro Teheran, perché risponde a delle necessità di sicurezza interne. Gli iraniani hanno fatto pressione, legando i negoziati con gli americani a un cessate il fuoco anche in Libano e, secondo alcune ricostruzioni di media americani e israeliani, Trump avrebbe così detto a Netanyahu di accettare di fermare i combattimenti anche contro Hezbollah. Non è stata un decisione politicamente semplice per il premier israeliano, l’idea che sia necessario andare avanti contro il gruppo libanese non prevale soltanto nel suo governo, ma anche fra l’opposizione e la popolazione israeliana. Le comunità nel nord del paese non si sentono al sicuro, ci sono interi villaggi spopolati, chi vive vicino al confine con il Libano vuole che Hezbollah venga disarmato e cessi di essere un problema. Tsahal rimarrà nel sud del Libano, potrà intervenire in caso di violazioni del gruppo armato che comunque si muoverà a seconda di quelli che saranno gli ordini di Teheran. In Libano esiste la volontà politica di arrivare a un accordo serio con Israele e per Israele vale lo stesso. Nulla però sarà possibile fino a quando Hezbollah rimarrà un esercito con le armi puntate verso i vicini israeliani. L’istituto Inss di Tel Aviv, uno dei più importanti centri studi e di analisi di Israele, ha scritto quale strada dovrebbe essere percorsa per arrivare al disarmo di Hezbollah, una misura finora inclusa in tutti i trattati fra Libano e Israele, ma che il governo di Beirut non ha mai avuto il coraggio di implementare. L’articolo parte da presupposti pratici: la guerra non si concluderà con la sconfitta di Hezbollah, per la quale servirebbe un’invasione massiccia da parte di Tsahal, ma l’argomento rimane di interesse condiviso tanto per Israele quanto per il governo del Libano. La proposta degli esperti è di attuare il modello “Disarmo, smobilitazione, reintegrazione”, che consentirebbe di arrivare all’obiettivo senza l’uso della forza militare da parte dell’esercito regolare di Beirut o di Tsahal. Libano e Israele devono imparare a collaborare, agire insieme a livello regionale e internazionale per ottenere dei risultati che sono negli interessi dei due paesi. Il lavoro è complesso, evidenziano gli esperti, ma il Libano ha ormai capito che ogni miglioramento della condizione dei suoi cittadini è legato alla distruzione dello stato nello stato che ha creato Hezbollah e alla fine della dipendenza dal regime dell’Iran. Non è impossibile, c’è però bisogno di coraggio, di mettere l’esercito libanese nelle condizioni di non temere più il gruppo armato e di un meccanismo di controllo internazionale, distinto da Unifil, che funzioni.
Go to News Site