Quotidiano Libero
Un personaggio da sempre sopra le righe, mai passato inosservato. Valentino Rossi è sempre stato così, anche dopo il suo addio alla MotoGP. Ospite del podcast Tintoria , il campione di Tavullia ha ripercorso gli anni della scuola a Pesaro, quando per evitare il tram preferiva spostarsi in motorino, anche in pieno inverno. Tramite consiglio di suo papà Graziano, però, arrivò anche l’Ape, mezzo allora poco diffuso tra i ragazzi ma destinato a diventare un simbolo delle sue giornate con gli amici. Proprio al podcast, però, Rossi ha raccontato di essere riuscito a farsi sequestrare entrambi i mezzi nello stesso giorno. La mattina, in giro senza casco, venne fermato dai carabinieri dopo un tentativo di fuga finito subito: il suo Zip verde era troppo riconoscibile. “Avevo lo scooter, ho provato a fuggire, ma nulla”, ha ricordato. È stato identificato facilmente, tanto che la segnalazione è arrivata direttamente a casa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45036518]] La giornata però non era finita. La sera, dopo una partita a bowling a Rimini con gli amici, il ritorno si è trasformato in una corsa improvvisata tra Ape, tra sportellate e risate. Anche questa volta, però, sono intervenuti i carabinieri. “Ci hanno inseguito e ci hanno lasciato lì a piedi”, ha raccontato. Un episodio quasi cinematografico, che dipinge molto più di una bravata, ma proprio il mito di Valentino, tra Montecchio, Pesaro e Rimini, tra corse, amici e libertà, fino all’inevitabile resa dei conti a casa. “Quando il mio babbo ha capito, si è arrabbiato”, ha concluso. E alla fine, per davvero, Valentino Rossi è rimasto a piedi.
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