Il Foglio
Mentre in Italia vi appassionate al “duello” (cit.) tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, in Inghilterra facciamo il conto alla rovescia per Manchester City-Arsenal di domani, domenica. Una partita decisiva per la corsa al titolo, come dicono quelli pigri, un match che può far esplodere lo psicodramma definitivo in casa Gunners, in caso di vittoria della banda di Pep Guardiola. Non so se quelle delle prossime settimane saranno le ultime del manager catalano sulla panchina dei Citizens, so però che la sua pelata pallida inizia a sentire la nostalgia del sole iberico, se è vero che è riuscito a spiegare il fatto che la sua squadra solitamente diventa uno schiacciasassi ad aprile-maggio col fatto che a Manchester piove troppo: “Se a novembre ci fosse il sole vinceremmo la Premier League a febbraio”, ha detto. Certo, e se io fossi astemio sarei anche omosessuale. In attesa di venire arrestato dalla psicopolizia arcobaleno per quello che ho appena scritto alzo una pinta in onore di Paolo Di Canio, che è riuscito a sfondarsi la testa in diretta dopo che nel post partita di Champions gli è stato chiesto “quando le nostre squadre di Serie A potranno arrivare al livello della Premier League?”. Meno male che c’è lui. Da buon cuore Hammers non so cosa pensi Di Canio di un possibile trionfo in campionato della squadra di Arteta, di certo so che da quelle parti si stanno cagando sotto come dopo una cena di pesce crudo avariato: l’idea di poter perdere all’ultimo l’ennesimo campionato non fa dormire di notte giocatori, staff, dirigenza e tifosi dell’Arsenal. Da queste parti, quando a fine 2025 giuravate tutti di non avere mai visto i Gunners così forti e proiettati verso il treble, vi avevo avvisati: nel calcio la testa è quasi tutto, quella vecchia baldracca della comunicazione di Guardiola lo sa, e infatti punzecchia da giorni i londinesi. Lo sa anche Arteta, che cammina verso il titolo come una bionda in tacchi a spillo sul pavé, e spero avrà il buon gusto di dimettersi in caso di sconfitta e secondo posto finale della sua squadra. Io nel frattempo brindo anche alla prima volta dopo decenni senza italiane in semifinale di una coppa europea: ecco, la Serie A è la dimostrazione del fatto la testa comunque non basta. E a proposito di semifinali europee e dimissioni, mi auguro che Slot tolga presto il disturbo dal Liverpool, o che qualcuno gli dia una botta in testa per farlo tornare a ragionare e schierare formazioni sensate in campo: la partita contro il Paris Saint-Germain è stato un inno al vorrei, ma non riesco, manco i Reds si fossero trasformati in un’Inter inglese. Urge cambiare qualcosa.
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