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Benvenuto in campagna
Il Foglio

Benvenuto in campagna

Ritorno alla natura e alla vita in campagna. Salvo poi scoprire che le galline fanno le uova a capriccio loro, il mulino bianco tutto bello lustro esiste solo nella pubblicità, il riscaldamento in casa non è sufficiente per chi vorrebbe studiare. Maurizio Lastrico - nel film si chiama Gerry - è un ricercatore sotto concorso all’università. La moglie Giulia Bevilacqua - Ilaria - fa il vigile, per strada a dirigere il traffico. Non dormono, non fanno più l’amore - insomma, la sapete. Gli amici che in campagna già stanno consigliano zenzero e peperoncino per la bisogna. Complice la canzonetta di Nino Ferrer - “Felicità non sei in città”, viva “l’odore del fieno e un canto corale di mille cicale” - comprano un casolare e si trasferiscono. La trama è desolatamente già sentita, già filmata e priva di sorprese. Il vicino burbero, scarso di docce ma fondamentalmente buono, e capace di sbrigarsela in ogni occasione. Il vicino antipatico e contadino per finta. L’incontro-scontro con l’alveare. L’inno alla terra che - secondo lo sprovveduto consorte, dovrebbe preparare concorso e lezioni ma in casa non sembra esserci neppure un computer - “parla e bisogna ascoltarla”. Tutte cose già viste, per fortuna il ritmo va veloce lasciando da parte le sciocchezze più ovvie. Mentre il figlio Giulio fa pratica con “i fatti della vita” giù al ruscello, loro ne fanno un altro: una neonata che prende sonno soltanto in mezzo al traffico.

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