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Cuba, il tentativo disperato di Castro Jr.
Il Foglio

Cuba, il tentativo disperato di Castro Jr.

Raúl Guillermo Rodríguez Castro, figlio della figlia maggiore di Raúl Castro, ha tentato di contattare Donald Trump con una lettera inviata al di fuori dei tradizionali canali diplomatici. L’idea era di by-passare il Segretario di stato Marco Rubio, che essendo figlio di esuli cubani è più esigente sulla necessità di una transizione democratica del regime comunista, per proporre al presidente-tycoon un accordo basato solo sul business. Secondo il Wall Street Journal, la lettera sarebbe stata inviata tramite un uomo d’affari cubano, Roberto Carlos Chamizo González, giunto negli Stati Uniti lo scorso fine settimana ma rimandato a Cuba dopo aver tentato di concludere affari senza l’accreditamento ufficiale. “Ha cercato di comportarsi come se stesse svolgendo una funzione diplomatica, ma non aveva alcun titolo riconosciuto”, ha dichiarato una delle fonti a Washington. Le stesse fonti hanno indicato che il documento recava un sigillo ufficiale cubano ed era redatto in un formato simile a quello di una nota diplomatica. “Non era una lettera personale. Aveva tutta la struttura di una comunicazione ufficiale, sebbene non sia arrivata attraverso i canali abituali”. Il messaggio proponeva investimenti e opportunità economiche, insieme all’alleggerimento delle sanzioni per l’isola. Ufficialmente guardia del corpo del nonno Raúl, detto Raúlito e anche “El Cangrejo” (il Granchio) per essere nato con sei dita, Raúl Guillermo Rodríguez Castro attraverso prestanome controlla un impero imprenditoriale. A febbraio secondo Axios c’è stato un contatto diretto tra lui e Rubio, ma evidentemente, il Segretario di stato ha posto condizioni di svolta politica che al “Granchio” non sono piaciute. Da qui il tentativo di aggirare l’inflessibile Rubio attraverso una proposta allettante per Trump, del tipo: campi da golf e resort in cambio della continuità politica del regime: è la soluzione Delcy Rodríguez, che i castristi hanon visto all’opera in Venezuela. Certo, bisogna rinunciare al socialismo e alla Revolución, ma è sempre meglio che rinunciare al potere.

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