Il Foglio
Ci sono volenterosi e volenterosi. Il leader che non c’è, ma che invece esiste, ha trentanove anni, è giovane, tosto, gagliardo, liberale, centrista, ama l’Ucraina, combatte il putinismo, ha messo in un angolo i nazionalisti, ha spazzato via dal governo i sovranisti, sostiene che la politica non vada amministrata giocando con la paura, crede che gli elettori non vadano trattati da bambini, combatte il culto del declino, considera un governo utile quando si muove come facilitatore e non come ostacolo, vede nell’Europa un moltiplicatore della sovranità dei paesi membri, rifiuta l’idea che libertà, stato di diritto e competitività economica possano essere in conflitto tra loro, combatte l’approccio modello ecoansia sulla crisi climatica e sostiene che non vi sia un momento migliore nella storia dell’umanità per affrontare i mille problemi di fronte ai quali si trova il mondo, l’occidente e la nostra Europa. Il leader che non c’è e che invece esiste si chiama Rob Jetten, è il primo ministro dei Paesi Bassi , è un difensore incallito dell’occidente, dell’Europa, della società aperta, ama Israele, riconosce il suo diritto alla difesa, “le sue legittime preoccupazioni in materia di sicurezza”, anche sul fronte libanese, anche se ne denuncia gli errori e a volte gli orrori senza arretrare mai però di un millimetro nella lotta contro l’antisemitismo, e incarna in definitiva in modo plastico uno spirito del tempo europeo che c’è ma che spesso fatichiamo a mettere a fuoco: quello di chi sa trasformare le crisi in opportunità, quello di chi sa trasformare i virus in anticorpi, quello di chi non teme di sfidare gli elettori utilizzando il linguaggio duro della verità anche quando la verità è difficile da raccontare. Rob Jetten, che guida uno dei molti paesi che come l’Italia fanno parte della coalizione dei volenterosi per l’Ucraina e anche per Hormuz, è tornato a far parlare di sé negli ultimi giorni per tre ragioni interessanti. La prima: martedì scorso, dopo un incontro con Trump alla Casa Bianca, Jetten, pur essendo un anti trumpiano di ferro, ha riconosciuto, allontanandosi dalla vuota retorica pacifista europea, che il tentativo americano di bloccare sullo Stretto di Hormuz le navi iraniane , per quanto sia estremo e non desiderabile, rappresenta comunque un modo per provare ad aumentare la pressione sul regime di Teheran. Jetten poi ha fatto parlare di sé, nelle cancellerie europee, subito dopo aver ricevuto Volodymyr Zelensky in Olanda. In quell’occasione ha pronunciato un discorso memorabile durante la cerimonia del Premio Internazionale delle Quattro Libertà, conferito il 16 aprile proprio nei Paesi Bassi e consegnato dallo stesso Jetten al presidente ucraino. Jetten ha detto che Zelensky, in questi quattro anni di eroica resistenza, è diventato l’icona perfetta di tutto ciò di cui ha bisogno l’Europa per crescere . Zelensky è il simbolo di cosa significhi essere un difensore della libertà , Zelensky è simbolo di un’Europa che deve ricordare che per difendere la pace occorre rimboccarsi le maniche, Zelensky è il simbolo di un paese che ci ricorda ogni giorno che “proteggere la libertà è un dovere condiviso da tutti”, Zelensky, dice Jetten, è il simbolo perfetto di tutto ciò che intendeva Eleanor Roosevelt, ex first lady americana, quando diceva che solo il carattere di una persona è il vero criterio di valore. “Siamo talmente abituati ai libri e ai film sugli eroi di guerra che tendiamo a pensare alle persone che vivono nelle zone di guerra reali in quel modo. Ma quando ho visitato Kyiv il mese scorso, ho visto che gli eroi non nascono tali. Sono persone comuni. Non hanno superpoteri, né talenti eccezionali. O meglio, il loro talento consiste nel rimanere umani in una situazione disumana ”. Jetten ha fatto del sostegno alla causa ucraina non solo un tema di carattere ideale ma anche un tema di carattere industriale. L’Olanda, giorni fa, ha annunciato di essere pronta a ospitare imprese congiunte di produzione di droni con l’Ucraina, nella consapevolezza che i sistemi prodotti dall’Ucraina che permettono di intercettare i droni russi di matrice iraniana servono a difendere non solo l’Ucraina ma l’Europa stessa, e questo si inserisce in una scelta più ampia: negli ultimi dodici mesi i Paesi Bassi hanno aumentato in modo significativo la spesa militare fino a raggiungere il 2 per cento del pil, centrando il target Nato dopo anni di ritardo. Due giorni fa, dopo l’annuncio, la Russia ha accusato i paesi europei pronti a collaborare con l’Ucraina per la produzione di droni di entrare più a fondo nella guerra e ha pubblicato una lista di aziende e siti produttivi con relativi indirizzi, compresi gli indirizzi olandesi. Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, ha lasciato intendere che quei siti potrebbero diventare obiettivi militari e ha avvertito, con un messaggio deliberatamente intimidatorio, che le conseguenze “dipenderanno dagli sviluppi” . Jetten, con prontezza, ha detto che “non ci lasceremo intimidire dalle minacce russe”, ha definito gli avvertimenti russi “una sorta di manuale di intimidazione russo volto a spaventare tutti, nella speranza di dissuaderli dal fornire pieno sostegno all’Ucraina”, ha aggiunto che i Paesi Bassi continueranno a valutare “come le aziende olandesi e ucraine possano collaborare al meglio per la sicurezza dell’Ucraina, così come per la sicurezza dei Paesi Bassi”, ha infierito su Putin ricordando che “i russi stanno subendo gravi perdite, stanno perdendo un numero enorme di soldati in prima linea, che l’economia russa è in pessime condizioni e anche la pressione all’interno della società russa è in aumento” e che anche per questo “è giunto il momento di intensificare il sostegno finanziario e militare all’Ucraina, nonché di introdurre nuove sanzioni contro la Russia”. Jetten non è perfetto, naturalmente, sull’Iran ha adottato molta prudenza , sulle battaglie climatiche il suo ottimismo pragmatico lontano dalla retorica dell’ecoansia lo porta a essere forse troppo prudente nel criticare alcune distorsioni, come la tassazione sugli Ets, generate dal Green deal, ideato da un altro olandese spazzato via dalla storia come Frans Timmermans. Ma la sua ascesa, il suo esempio, il suo modello è una testimonianza preziosa di un’offerta politica europeista ma non mainstream, pragmatica ma non cinica, ottimista ma non retorica, antisovranista ma non politicamente corretta. Per anni ci siamo raccontati che le crisi infinite che hanno investito l’Europa avrebbero consegnato l’Europa ai sovranisti. L’esempio di Jetten, che arriva prima della fine del modello Orbán, ci dice che un’altra storia è possibile. Basta solo vederla. E soprattutto basta solo capirla. Ci sono volenterosi e volenterosi. I volenterosi che con ritardo promettono di impegnarsi su Hormuz non possono non piacere. I volenterosi che oltre a impegnarsi su Hormuz offrono lezioni per combattere l’agenda del rancore non possono non offrire ragioni ulteriori per nutrire un po’ di ottimismo sul futuro dell’Europa.
Go to News Site