Il Foglio
Droni, carri armati, sistemi anti missile. L’industria italiana può ritrovare slancio attraverso la difesa? “Assolutamente sì”, dice al Foglio Giuseppe Cossiga, presidente di Mbda e di Aiad, l’associazione di Confindustria che si occupa del settore degli armamenti, che però aggiunge: “Se parliamo dell’automotive bisogna dire la verità: la possibilità di riconversione verso la difesa è molto alta per alcune nicchie, ma in generale resta piuttosto bassa”. E il perché è presto detto: “L’automotive è basato sui grandi numeri, la difesa, invece, funziona come il lusso: si fanno pochi numeri, ma per abiti molto cari”. Su alcune filiere delle integrazioni possono già esserci. “Per esempio, la produzione di componenti elettroniche è interessante”, dice Cossiga. “Ma ancora di più lo sono le centinaia di giovani ingegneri che si possono convertire”. Sulla componentistica meccanica il problema è appunto quello dei numeri. “Come Aiad – spiega con un esempio Cossiga – abbiamo messo in contatto alcune aziende che fanno cerchioni per camion con quelle della difesa che fanno mezzi, penso ad esempio a Iveco. Ma se la componentistica dell’automotive fa 20 mila ruote al mese, nella difesa se ne fanno due mila l’anno. Sono scale produttive diverse. Ovviamente – aggiunge – se la produzione dovesse diventare massiccia le cose potrebbero cambiare”. Ma per un aumento delle produzioni ci sono alcuni passaggi essenziali: il primo è la programmazione. “I francesi – dice il presidente di Aiad – ragionano con una programmazione settennale, da noi, invece, si va di finanziaria in finanziaria”. C’è poi la difficoltà di intesa tra i governi europei. “Da presidente di Mbda, azienda italiana, tedesca e francese, posso dire che l’integrazione già c’è. L’industria è pronta, anche garantendo gli interessi nazionali, ma sta ai clienti, che sono gli stati, mostrare l’interesse che serve”. In proposito, al presidente di Aiad non possiamo non chiedere qualcosa anche sull’allontanamento da Leonardo di Cingolani, l’ex ad che proprio per la difesa europea aveva fatto molto. Dall’accordo con i tedeschi di sui carri armati fino all’annuncio del Michelangelo Dome, con solo componenti europee. “C’è un tempo per gli accordi, dove serve diplomazia e visione, e uno per la delivery. Per questa fase è stato ritenuto più giusto un uomo di esperienza industriale, un manager solido, strutturato, Lorenzo Mariani”, dice Cossiga. Poi, però, aggiunge una citazione sibillina. Tratta dalle Anabasi di Plutarco. “Dopo la morte di Alessandro Magno l’impero fu suddiviso tra i suoi generali. Tra loro quello più colto e capace si chiamava Eumene di Cardia. Il migliore tra tutti. E però, a differenza degli altri non era macedone, ma greco. Gli altri di lui dicevano ‘non è uno di noi’”. Intanto, l’Italia ha appena sancito un nuovo importante accordo. Quello con l’Ucraina per i droni. “E’ molto interessante dal punto di vista industriale perché questi anni di guerra hanno cambiato l’idea di drone, soprattutto quelli più piccoli. In questa fascia – dice Cossiga – l’intesa porterà in Italia conoscenze che non abbiamo”. Oggi l’Italia com’è posizionata su questo mercato? “Dietro la parola drone si celano cose molto diverse. Da quelli molto piccoli, ai droni kamikaze utilizzati moltissimo dai russi e dagli iraniani, fino ai droni più grandi da ricognizione e attacco che sono in sostanza dei piccoli aerei pilotati da remoto. A questi modelli si aggiungeranno presto i loyal wingman, dei veri compagni di battaglia degli aerei da guerra che saranno guidati dall’AI. Potranno svolgere delle missioni al posto dell’aereo principale, proteggendolo da minacce che vengono da terra o combattendo in modo automatizzato contro i caccia nemici. E’ qualcosa di estremamente avanzato, previsto da progetti come il Gcap (l’aereo da guerra di sesta generazione a cui lavorano Italia, Regno Unito e Giappone, ndr)”. Tornando a quanto invece accade già oggi Cossiga spiega: “In Italia nel campo dei droni medi ci sono stati dei tentativi di Leonardo, ma la produzione per le forze armate è molto bassa. Per i droni kamikaze le aziende che si occupano di missili hanno sviluppato dei loro prodotti. Mentre sui più piccoli abbiamo quattro aziende che hanno prodotti validi, ma hanno una produzione che è ancora amatoriale”. In sintesi, conclude il presidente di Aiad: “Abbiamo molte belle idee e diversi accordi ma siamo ancora a una fase embrionale. La stessa intesa tra Leonardo e la turca Baykar, che ricordiamo è proprietaria di Piaggio in Italia, non ha ancora creato produzioni in Italia”. Sul Gcap, invece, come valuta la notizia dell’allentamento tedesco dal progetto competitor franco-tedesco? “Una cosa è certa: l’Europa non può permettersi due sistemi di combattimento aereo di sesta generazione. Già realizzarne uno di livello adeguato è una sfida.
Go to News Site