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Teheran apre Hormuz, Trump tiene il blocco. Il negoziato, o “transazione”, riparte dall’uranio | Collector
Teheran apre Hormuz, Trump tiene il blocco. Il negoziato, o “transazione”,  riparte dall’uranio
Il Foglio

Teheran apre Hormuz, Trump tiene il blocco. Il negoziato, o “transazione”, riparte dall’uranio

Lo Stretto di Hormuz sarà riaperto a tutto il traffico commerciale fino alla scadenza del cessate il fuoco (il 21 aprile), ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e il prezzo del petrolio è subito crollato dal sollievo, mentre le compagnie navali, anche loro sollevate ma un po’ più caute, chiedevano rassicurazioni ulteriori sul fatto che i loro mercantili non sarebbero stati colpiti dalle forze iraniane. Donald Trump ha ringraziato, ha detto che il blocco navale americano ai porti iraniani resterà finché “la nostra transazione con l’Iran non sarà completa” e subito i pensieri si sono spostati all’incontro che ci sarà domenica a Islamabad, tra americani e iraniani, e allo scoop di Axios, un altro, clamoroso, che ha dato un senso al termine usato dal presidente americano: transazione. Si tratterebbe di un accordo in cui si scongelano fondi all’Iran in cambio dell’uranio. Trump però ha detto, nella sua incontinenza su Truth, che di soldi non si parla (chissà cosa intendeva con “transazione”), “nessun denaro passerà di mano, in nessun modo o forma”, gli americani si riprenderanno senza alcuno scambio tutta la “nuclear dust”, la polvere nucleare, così definita dal presidente americano perché i suoi bombardieri, nel giugno dello scorso anno, hanno colpito i siti atomici iraniani e, secondo questa versione, li ha resi polvere. Come l’uranio sarà levato agli iraniani non si sa, alla Reuters il presidente ha detto: “Lo prenderemo insieme”, americani e iraniani, “entreremo nei siti con l’Iran, a un ritmo piacevole e tranquillo, e scenderemo e inizieremo a scavare con grandi macchinari, e lo porteremo negli Stati Uniti”. Nell’accordo attuale del cessate il fuoco, la questione libanese è esclusa – questo Trump lo ha ribadito ancora ieri – ma il dialogo tra Israele e il governo di Beirut e il cessate il fuoco concordato giovedì tra le due parti, iniziato ieri, è alla base della ripartenza del negoziato con l’Iran. Il regime di Teheran ha rivenduto la notizia del cessate il fuoco in Libano come una vittoria sua e del suo alleato libanese Hezbollah – Israele è stato fermato – e così ha potuto in qualche modo giustificare la riapertura sia del dialogo sia dello Stretto di Hormuz, pure se la pressione economica cui è sottoposto appare come la ragione più urgente di questa concessione. Il fatto che Trump abbia detto – nello stesso post in cui diceva che si riprenderà la “polvere nucleare” iraniana – che a Israele “è proibito” (in maiuscolo) fare attacchi contro il Libano, enough is enough, fornisce nuovo materiale al racconto della “vittoria” che il regime iraniano ha messo in piedi. In questo modo anche la riapertura di Hormuz è spendibile come una concessione generosa da chi è in una posizione di forza e in una posizione di legittimità interna, ed è quello che gli iraniani vogliono nel momento in cui si risiedono nella stessa stanza con gli americani che un mese e mezzo fa hanno ammazzato la loro Guida suprema. La tregua in Libano ha ridato fiato al negoziato con l’Iran, che si era impantanato, sotto gli occhi del vicepresidente J. D. Vance, sulla questione del nucleare. Finora abbiamo parlato di una divergenza sugli anni di sospensione del programma nucleare – 20 ne chiedevano gli americani, 5 ne erano disposti a concedere gli iraniani – ma con lo scoop di Axios, che cita funzionari a conoscenza del negoziato e che è stato confermato anche da altre fonti del Wall Street Journal, si capisce che più che di tempi si è parlato di soldi. Secondo queste ricostruzioni, gli Stati Uniti hanno detto a Teheran di essere disposti a ridare l’accesso a 20 miliardi di dollari di fondi congelati in cambio delle riserve di uranio arricchito che sono pari a 2.000 chili di cui 440 arricchiti al 60 per cento, il grado militare. Gli americani avrebbero chiesto di trasportare queste riserve negli Stati Uniti, mentre gli iraniani hanno detto di essere disposti ad abbassare il grado di arricchimento dentro l’Iran. Dentro a questo “memorandum of understanding” di tre pagine, c’è anche una “moratoria” volontaria per la sospensione del programma di arricchimento: i tempi sono materia di discussione. Trump ha detto ad Axios che si aspetta un accordo in “uno o due giorni”.

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