Il Foglio
La bocciatura del disegno di legge delega sulla riforma del Servizio sanitario nazionale da parte della Commissione salute della Conferenza delle regioni non è un incidente, ma il risultato prevedibile di un metodo sbagliato. Il governo ha scelto di accelerare, riducendo il confronto con le regioni a un passaggio formale, proprio su una materia in cui le Regioni hanno competenze decisive e gestiscono ogni giorno ospedali, pronto soccorso, liste d’attesa e carenza di personale. Il parere è severo: tempi inadeguati, obiettivi poco chiari e soprattutto assenza di risorse. La clausola di invarianza finanziaria rende poco credibile una riforma che promette più assistenza territoriale, cure intermedie, digitalizzazione e riduzione delle attese senza prevedere nuovi fondi. Il testo appare così più come un elenco di intenzioni che come una vera riforma capace di affrontare i problemi reali della sanità italiana. Le regioni contestano proprio questo scarto tra ambizione e realtà. A questo punto il governo ha davanti due strade: andare avanti da solo, aprendo una stagione di scontri e contenziosi, oppure fermarsi, riaprire il tavolo e riscrivere la riforma con risorse vere e obiettivi più credibili.
Go to News Site