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Soltanto la politica può aiutare il calcio a salvarsi
Il Foglio

Soltanto la politica può aiutare il calcio a salvarsi

È la tavola rotonda sul calcio in crisi. Se errare umano e perseverare è diabolico, un terzo verbo per descrivere altrettanti fiaschi mondiali non era venuto in mente nemmeno ai proverbisti. “Ma se i club di Serie A ti vengono a cercare già prima della Bosnia è un segnale che si deve cogliere” , dichiara Giovanni Malagò all’evento del Foglio a San Siro. “La preoccupazione era nell’aria, la mancata qualificazione ha aumentato l’intensità del processo. È un dato oggettivo che il sistema vada rivisitato”. In questi giorni l’ex numero uno del Coni ha raccolto un plebiscito dalle società di massima serie per rilevare la carica di Gravina. E i presidenti presenti al Meazza – da Marotta a Scaroni, passando per l’ad del Sassuolo Giovanni Carnevali – hanno ribadito il concetto. “Di profili con le capacità manageriali di Malagò ce ne sono pochi. Su Malagò la convergenza è forte. Malagò ha portato i Giochi a Milano-Cortina”. C’è ansia di salvatore, ancora prima che di salvezza. “Non esistono ricette magiche”, avverte però il ministro dello Sport, Andrea Abodi . “Non dobbiamo cercare il presidente e forse nemmeno i programmi, ma nuovi assetti che ci consentano di agire e cambiare. Il danno più grande ricade sui giovani: non è per i rigori sbagliati che non si va ai Mondiali, ma perché non si dà un senso organizzativo a un 98,7 per cento di consensi” , le percentuali bulgare di cui godeva Gravina in Figc. Da Luciano Buonfiglio , presidente del Coni, a un altro suo predecessore – Gianni Petrucci, oggi alla guida della Fip – c’è però consenso diffuso sull’imprescindibilità della politica per rimettere in carreggiata il pallone. “La nostra competenza sul territorio deve aiutare il governo a fare le scelte giuste. E l’esperienza di Milano-Cortina dimostra che quando si lavora insieme, sfruttando contributi economici puntuali per infrastrutture durature, possiamo ancora costruire qualcosa di vincente nel nostro paese”. Negli altri sport è così. Il problema è quello più amato dagli italiani. “Più che dire aiutateci ad aiutarvi non posso fare”, riprende Abodi. “Dal rugby al baseball, tutto il resto si è evoluto, si è posto delle domande, ha diversificato le strategie, ha seminato e ora sta raccogliendo i frutti. Nel calcio invece siamo rimasti dov’eravamo, a sentire soprattutto le rimostranze dei presidenti di Serie A: Gravina ha fatto un passo indietro non perché era l’unico responsabile, ma perché l’intero sistema non ha fatto passi avanti. Dovremo trovare un equilibrio fra chi si confronta col mondo istituzionale e chi in basso aspira a conferire al calcio una funzione popolare, sociale, educativa, culturale. Serve unità d’intenti: quale miracolo potrà accadere il 22 giugno?”, data del voto per il nuovo presidente della Figc. Non si esclude nemmeno l’opzione del commissariamento, per ora, anche se Abodi vorrebbe evitarla: “Sono per la via ordinaria, la democrazia, il dialogo. Qui però sono 17 anni che ci confrontiamo. Il problema era e resta il rapporto fra le componenti”. Perché magari i club di Serie A fanno scudo attorno a un candidato. I dilettanti ne propongono un altro (Abete). I calciatori probabilmente non proporranno nessuno, ma chissà da che parte staranno. E così via. “Ho avuto diverse pressioni per commissariare la Federcalcio”, conferma anche Buonfiglio. “Faccio il tifo però affinché tutte le componenti riescano a eleggere un presidente all’altezza di questo difficile compito: è fondamentale che attorno a sé abbia una squadra e un piano d’azione condiviso per intraprendere un percorso che possa portare a risultati visibili in 4-5 anni”. Una criticità riconosciuta anche dalla Lega Serie A: “ Che l’Italia non vada ai Mondiali è un danno enorme per tutti noi”, sottolinea Ezio Simonelli, numero uno dell’associazione. “Vendere i nostri diritti negli Stati Uniti era un obiettivo, non essere presenti all’evento clou è un fatto grave. E non è vero che non siamo andati incontro alle esigenze logistiche della Nazionale: abbiamo fatto il possibile”. Smarcarsi dalle colpe ormai è superfluo. “Ora, insieme ai presidenti dei club, stiamo studiando dei meccanismi per favorire la presenza dei giocatori italiani nel campionato: rendere non dico vantaggioso, ma almeno neutrale l’acquisto di italiani rispetto agli stranieri. Oggi è molto più conveniente andare sui secondi, è un trend che penalizza il sistema e lo dobbiamo eliminare”. Le idee insomma non mancano: dalla sinergia da instaurare fra professionisti e dilettanti (Carnevali), all’intervento legislativo verso incentivi fiscali “per chi investe nei vivai e nelle serie minori” (Marotta). Dunque, “quali difficoltà ci sono per andare da Abodi allo Sport e da Giorgetti alla cassa e chiedere: noi abbiamo queste intenzioni, il governo ci supporta?”, esorta Petrucci – da osservatore esterno ma interessato, vista la profonda intersezione strutturale fra calcio e basket. “Perché il decreto crescita ad altri settori è stato concesso? Perché il cinema ha ricevuto agevolazioni e noi no? È spettacolo come lo sono questi sport. Perché in Italia non è concesso fare pubblicità alle società di betting? Motivi religiosi? Ma in Francia e in Germania sono forse acattolici? Ecco, questi sono i temi”. E ci vuole quantomeno chi li sappia indirizzare. “Non si può ancora dire che io sia un candidato per la Federcalcio, ci sto riflettendo”, di nuovo Malagò. “Per stendere un programma dovrò ascoltare le varie istanze. Le cose si possono fare a colpi d’ascia oppure, come ho sempre dimostrato, cercando di convincere qualcuno a fare un passo indietro affinché il sistema vada avanti: qui rientra la mia credibilità. E non mi vengono in mente presidenti federali che non abbiano coinvolto ex atleti nel percorso: è importante circondarsi delle competenze giuste, confrontandosi in modo efficace con la politica”. Al Coni aveva funzionato: prima di Malagò alla guida, negli sport olimpici l’Italia aveva preso ad arrancare. Poi ecco Tokyo, Parigi, Milano Cortina. Il calcio di oggi metterebbe la firma, per un refolo di quelle emozioni.

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