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Guerra ed energia, che fare? Idee e mosse di Guidesi e Sertori | Collector
Guerra ed energia, che fare? Idee e mosse di Guidesi e Sertori
Il Foglio

Guerra ed energia, che fare? Idee e mosse di Guidesi e Sertori

La lunga marcia verso una forma accettabile di autonomia nell’approvvigionamento energetico – corroborata da una forte presenza di risorse idriche – è disseminata di ostacoli anche in Lombardia. E i più recenti sembrano davvero difficili da affrontare (Hormuz e non solo) , sia per chi ha responsabilità politico amministrative che per i semplici cittadini. La Lombardia – forse più di altre realtà locali – senza energia rischia di mettere in crisi l’apparato economico dell’intero paese ed è anche per questo che in casa nostra – come abbiamo registrato in queste settimane – la ricerca verso le alternative al fossile, più concrete, non si è mai fermata, così come il risparmio di energia. Certo le politiche energetiche non vengono decise da una sola regione, ma la Lombardia ha sempre mostrato grande intraprendenza, fin dai tempi dell’Agip di Enrico Mattei (morto tragicamente a Bescapè) ma anche ai giorni nostri col protagonismo e le idee anche provocatorie dell’ad dell’Eni (Claudio Descalzi) che ha proposto di rivedere dall’anno prossimo lo stop al gas russo (sotto embargo). Guido Guidesi , assessore allo Sviluppo economico della Lombardia, braccio destro di Attilio Fontana, è preoccupato per il protrarsi di una crisi che somma gli effetti delle guerre alla scarsa iniziativa dell’Unione europea . “La preoccupazione è grande perché si tratta di una situazione già vissuta alla fine del 2021, quando è iniziata la speculazione sul prezzo del gas che ha determinato un periodo inflazionistico pesante, che poi si è stabilizzato ma al rialzo. Oggi la cosa che sorprende è che non si siano creati gli anticorpi. Il problema non riguarda solo le aziende energivore ma interessa un po’ tutti: l’energia è un fattore essenziale per la tenuta dell’equità sociale di una comunità. Non so se reggeremo, perché partiamo da un costo della vita troppo alto”. Ma l’Europa può giocare un ruolo diverso? “Oggi è come se il costo energetico fosse un problema nostro, ma c’è un tema di equità della tenuta economica di tutto il continente: nel momento in cui le aziende non riescono più a essere competitive l’Europa deve intervenire. Poi se decide di non farlo come invece chiede il governo italiano con una deroga al Patto di stabilità ma lo vuole fare direttamente attraverso un fondo per le imprese – noi lo chiedevamo già quattro anni fa – va bene; ma poi c’è la necessità di limitare la speculazione. Sul tema energetico l’economia finanziaria parte con un vantaggio eccessivo, rispetto alle regole che ci sono”. In Lombardia cosa si può fare per le imprese? “Un intervento finanziario è da escludere. Noi abbiamo strumenti per l’efficientamento energetico, per consentire alle imprese di investire, per contenere i costi dell’energia, poi abbiamo in atto una concertazione a livello europeo tra produttori e aziende energivore che purtroppo non è stata normata a livello nazionale”. Massimo Sertori , da assessore alle Risorse energetiche puntualizza: “Regione Lombardia investe molto sul risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili. In questa legislatura, sono oltre 300 i milioni investiti in questi settori e, in particolare, 100 milioni solo sul risparmio energetico. Sono molte le azioni che abbiamo portato avanti per rendere ancora più efficiente la produzione da idroelettrico. Proprio in questi giorni la giunta ha deliberato un importante progetto di legge sulle aree idonee, questa settimana sta facendo il passaggio nelle commissioni consiliari, per poi approdare in Consiglio regionale. Questo provvedimento cerca di trovare un giusto equilibrio tra l’esigenza di aumentare l’autonomia energetica, sviluppando la produzione da fonti rinnovabili, e il mantenimento del territorio con le proprie vocazioni che, in Lombardia, hanno un posto importante nell’agricoltura. In prospettiva, sappiamo che la transizione energetica necessita l’utilizzo di gas, materia prima che in Italia, e quindi anche in Lombardia, per la maggior parte importiamo spesso da paesi politicamente poco stabili. Rimane una forte preoccupazione in relazione alle guerre in corso e ai nuovi equilibri geopolitici, sia per quanto attiene il petrolio e tutti i suoi derivati, sia per l’energia, il suo sempre maggior utilizzo e la determinazione dei costi che dipende non solo dal nostro paese. Siamo consapevoli che più saremo autonomi e più riusciremo a controllare i costi e ed avere voce in capitolo nei confronti non solo dei paesi europei ma anche nel resto del mondo”, chiarisce Sertori. “Certo l’Italia non è in guerra – conclude amaro Guidesi – ma ne subisce le conseguenze come se fosse in guerra. Serve un atteggiamento consapevole”.

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