Il Foglio
Giocando di squadra si vince. L’ultimo esempio è quello dell’Olimpiade di Milano-Cortina 2026. Solo facendo squadra l’Italia è riuscita a organizzare un evento che è già diventato il punto di riferimento per il futuro, tanto che ad Attilio Fontana , presidente della regione Lombardia, è già venuto l’idea meravigliosa di costruire una nuova alleanza per ospitare anche un’edizione estiva dei Giochi unendo le forze di Milano, Genova e Torino e quindi di Lombardia, Liguria e Piemonte. “Noi abbiamo una esperienza che ci consente di proporci, ho letto da più parti di altre regioni e città candidate. Allora ho pensato di creare una candidatura fondata su chi ha già saputo di saperle organizzare ”, ha spiegato Fontana a il Foglio a San Siro . Non c’è ancora un dossier, ma c’è già l’adesione delle altre regioni e dei rispettivi sindaci. Una perfetta intesa bipartisan con tre regioni di centro destra e tre capoluoghi di centro sinistra “Sono uno pragmatico, lavoro per il bene dei cittadini”, ha detto Fontana, certo che il governo, soprattutto questo, appoggerà l’idea di lanciare una nuova sfida, anche se per il momento il ministro Abodi ha detto: “Io sto continuando a sognare con i Giochi giovanili del 2028 che vengono molto prima del 2040. Questo ci deve far capire che anche gli obbiettivi più alti hanno bisogno di programmazione e pianificazione, passo dopo passo. Per ora concentriamoci su questo e diffondiamo ancora di più nelle scuole il messaggio olimpico”. Sì ai sogni, ma usando la testa. “Tutti hanno contribuito a risolvere i problemi di una sfida che era mondiale come quella di Milano-Cortina e abbiamo fatto una figura meravigliosa perché non ci sono state fughe in avanti e abbiamo camminato insieme rispettandoci” . Le parole del ministro Abodi, ancora più chiare quando ha parlato del futuro della Federcalcio, fanno capire una volta di più come senza l’appoggio della politica non si possa andare da nessuna parte. Ritornano così d’attualità le parole pronunciate da Gianni Petrucci, non solo presidente Fip, quando ha detto che “calcio e politica dovrebbero decidere insieme il percorso per le riforme” . Ha ripetuto il suo concetto anche a San Siro, cercando di incassare anche per il suo sport: “Tutti parlano dei provvedimenti che il governo dovrebbe fare a favore del calcio, ma sono gli stessi che il basket chiede da anni. Forse si dimentica che siamo anche noi uno sport professionistico e di squadra, i problemi che abbiamo non sono così diversi”. Lui però in caso di mancata qualificazione al Mondiale non dovrà dimettersi, purtroppo capita spesso tra i canestri. Comunque il messaggio chiaro è un altro: senza l’aiuto della politica il calcio non andrà da nessuna parte. Abodi è stato chiarissimo, si è stancato di chiacchiere che durano da 17 anni. Dopo aver parlato pubblicamente sul palco, il ministro è rimasto a discutere animatamente con Marotta e Carnevali davanti alle telecamere. È chiaro come per ora ci sia una frattura tra la Lega di Serie A che ha scelto di candidare Malagò e il governo. Abodi non ne fa una questione di nomi, anche se sembrerebbe così . Non sbaglia quando dice che prima di scegliere gli uomini bisogna cambiare il sistema. Ma non sbaglia neppure chi indica in Malagò la persona giusta per governare il futuro. Prima di affidargli il calcio però andrebbe cambiato il sistema: se chi ha governato con quasi il 100 per cento dei voti non è riuscito a cambiarlo, non può essere solo colpa degli uomini. In questo può aiutare la politica. Servirebbe davvero un passo indietro di qualcuno per pensare al bene comune, ma nel calcio l’impressione è che a regnare sia l’egoismo. Come è stato bello purificarsi con Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida.
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