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L’Americas’Cup adesso è pronta a cominciare la sua nuova vita. Parlano il ceo Perrelli e Max Sirena | Collector
L’Americas’Cup adesso è pronta a cominciare la sua nuova vita. Parlano il ceo Perrelli e Max Sirena
Il Foglio

L’Americas’Cup adesso è pronta a cominciare la sua nuova vita. Parlano il ceo Perrelli e Max Sirena

Una cosa è sicura: al di là di chi vincerà (o difenderà con successo) l’ America’s Cup nel luglio 2027, l’edizione di Napoli segnerà una nuova epoca per il trofeo sportivo più antico del mondo. Lo si è detto più volte nel corso della lunga storia della Regata per eccellenza, ma questa volta non si fa retorica; è finito il tempo in cui il defender era signore incontrastato e poteva decidere quasi tutto, in modo chiaro o meno chiaro. Così si spiega – in parte ancora oggi – l’impresa di strappare The Auld Mug, la Vecchia Brocca come la chiamano gli anglosassoni, a chi l’ha vinta o difesa nell’edizione precedente. Cosa è successo? A fine dicembre dello scorso anno, i cinque team che si erano iscritti hanno creato una alleanza inedita che ridisegna il futuro della competizione: l’America’s Cup Partnership (Acp) è basata su una governance unificata per garantire stabilità, sostenibilità e crescita di lungo periodo all’evento. A partire dalla decisione di organizzare la Regata ogni due anni sino all’obbligo di avere una donna a bordo passando per il contenimento dei costi . Una scelta quasi obbligata per Grant Dalton, numero uno di Emirates Team New Zealand e fino a pochi mesi fa il vero player della Regata. “Stiamo garantendo all’America’s Cup una posizione al vertice dell’innovazione e dello sport professionistico per i decenni a venire”. In realtà, dietro la scelta di coinvolgere gli altri consorzi c’era il bisogno di far mantenere il primato della manifestazione nel mondo della vela, portandole innovazione – più dal punto di vista commerciale perché tecnicamente gli AC75 sono al top –- ma non facendo perdere la sacralità. Babbo Cino (Ricci) ricorda sempre che “l’America’s Cup è diventata il mito proprio perché non ha inseguito il circo. È una sfida tra gente che butta il portafoglio sul tavolo, non che studia un budget . Lo so bene che oggi non è socialmente corretto, ma basta rileggere la storia e trovi conferma, piaccia o meno”. In effetti, a Napoli inizia un’altra storia giocando molto sul fascino del posto (“Sono certo che sarà l’edizione recente con il campo di regata più bello in assoluto per la meteo e il pubblico” ha spiegato Max Sirena , numero uno di Luna Rossa all’incontro Il Foglio a San Siro ) e sul recupero in extremis di due protagonisti storici dell’America’s Cup ossia gli americani, finanziati soprattutto dal ceco Karel Komarek – il magnate che sta cercando di strappare il Gruppo Ferretti ai cinesi – e gli australiani. È tutto da verificare che siano in grado di insidiare il trio dei favoriti (i neozelandesi, Luna Rossa e gli inglesi di Athena Racing), ma intanto sino a qualche mese fa le iscrizioni erano ferme a tre. Che mettevano tristezza pensando alle tredici di SailGP, il circuito dei velocissimi catamarani F50 che sta crescendo stagione dopo stagione: dietro non a caso ci sono Larry Ellison (mr. Oracle) e l’ex-campione Russell Coutts, protagonisti in passato dell’America’s Cup, che hanno scommesso su un campionato con tappe in ogni Continente – per ora manca solo l’Africa – dove le regate brevissime si tengono a pochi metri da terra davanti a tribune sul modello calcistico. Sia chiaro: non c’è la storicità, le barche sono tutte uguali e vincere il circuito non dà la gloria imperitura ma l’elenco degli sponsor per le singole tappe e i team che rappresentano una sola Nazione (mentre gli equipaggi sono soggetti a un autentico vela-mercato) è vicino per livello a quelli dell’America’s Cup: Rolex, Enel, Apex, KPMG, Mudabala, DS, Red Bull, Rockwool… C’è la netta sensazione che l’Acp voglia mettere distanza con il SailGP, anche se non può esagerare considerando che molti protagonisti sono in comune. Marzio Perrelli , nuovo ceo dell’America’s Cup - presente all’incontro del Foglio Sportivo - non può che dirsi fiducioso sul futuro dell’evento, ma sottolinea che una volta di più tutto partirà da una Napoli quale laboratorio di un’era inesplorata. “Quando salgo su un taxi a Napoli non fanno che parlare della Regata e di Bagnoli che torna a vivere, a Barcellona manco sapevano che esistesse” ha detto. La parola al Golfo, ma non basterà quello a Luna Rossa per vincere.

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