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Doveva risolvere i guai del Libano: Unifil è diventata un nuovo problema
Quotidiano Libero

Doveva risolvere i guai del Libano: Unifil è diventata un nuovo problema

Fra tutti gli attori della tragedia mediorientale, Hezbollah è quello che più di ogni altro ha da temere dalla pace. Anche più dei loro referenti a Teheran, i Pasdaran, che comunque sembrano preferire uno stato di guerra continuo piuttosto che la cessazione delle ostilità. Perché la fine degli attacchi israelo-americani metterebbe il regime, indebolito come mai prima, di fronte alla popolazione iraniana che già non lo sopportava prima. Ma Hezbollah, a differenza dei Pasdaran, non può giocare sull’orgoglio nazionale che in Libano non esiste: se Beirut fa l’accordo con Israele, il “Partito di Dio” perde il suo potere. Hezbollah ha smentito la paternità dell’attacco ai caschi blu francesi ma Parigi ha avanzato accuse precise. Soprattutto, il gruppo terrorista ha il movente. Torna anche alla mente il 23 ottobre 1983, il giorno in cui il Libano diventò dominio di Hezbollah. Un giorno di sangue in cui due attentati con camion carichi di esplosivi provocarono la morte di 241 marines americani e 58 paracadutisti francesi. Washington e Parigi, potenze protettrici della minoranza sunnita e di quella cristiana maronita, si ritirarono dalla scena, con Italia e Regno Unito, lasciando l’Onu a gestire il disastro. E il Palazzo di Vetro non si smentì. La United Nations Interim Force in Lebanon (Unifil) era già stata istituita il 19 marzo 1978 dal Consiglio di Sicurezza con le risoluzioni 425 e 426, in seguito alla prima invasione israeliana del Libano. Lo scopo originale era verificare il ritiro delle truppe israeliane, ripristinare la pace e la sicurezza nella zona, e aiutare il governo libanese a ristabilire la propria autorità. Risultati: nessuno. Hezbollah, con il sostegno diretto della Siria e l’alto patronato degli ayatollah iraniani, mise la mani sul Paese dei Cedri. E Israele tornò in Libano per risolvere la questione. Nel 2006 c’è una specie di tregua e l’Onu amplia il mandato Unifil con la risoluzione 1701, che affidava ai caschi blu, poveracci, il compito di creare una zona cuscinetto di circa 30 km a nord del confine, smilitarizzare l’area e promuoverne il controllo da parte dell’esercito regolare libanese, impedendo al contempo operazioni di milizie armate come Hezbollah. Nonostante quasi cinquant’anni di presenza, l’Unifil è un fallimento. Il suo obiettivo primario – il disarmo di Hezbollah da ottenere tramite il rafforzamento dei regolari libanesi – non è mai stato raggiunto. Anzi, Hezbollah ha costruito una rete militare radicata, soprattutto nel sud, con un dedalo di tunnel scavati nel calcare delle montagne libanesi. Non è semplice estirpare la forza del gruppo terrorista, persino oggi che i suoi alleati o non ci sono più (Assad) o hanno a loro volta guai seri (Iran). Ovviamente, la fiducia di Israele nella missione si è dissolta: lo Stato ebraico ha più volte criticato l’inefficacia dell’Unifil e gli incidenti fra IDF e marmittoni celesti si sono moltiplicati del corso del tempo. Il 27 agosto 2025, il Consiglio di Sicurezza ha approvato all’unanimità una risoluzione francese, sostenuta dagli Stati Uniti, che estende il mandato dell’Unifil solo fino al 31 dicembre 2026, avviando da quella data un «ritiro ordinato e sicuro» da concludere entro la fine del 2027. Sarà quindi la fine di una missione durata 49 anni. L'obiettivo dichiarato è rendere il governo libanese l’unico garante della sicurezza nel sud del Paese, trasferendogli gradualmente tutte le responsabilità. Gli Stati Uniti spingono per lo smantellamento dell’Unifil, ritenendola inefficace nel contrastare Hezbollah e criticandone i costi. Israele, lo abbiamo già scritto, sostiene che la missione non raggiunge i suoi scopi e ha definito a fine anno il ritiro una «buona notizia». Buona ma non ottima: badare a non colpire le truppe Onu mentre si fa la guerra decisiva contro Hezbollah è a dir poco scomodo. Infatti le IDF a volte non ci badano. La Francia ha elaborato la risoluzione di compromesso, spingendo per una proroga fino al 2026 pur accettando la chiusura definitiva, ma evitando un ritiro brusco. Il premier libense Nawaf Salam aveva espresso soddisfazione per la proroga fino al 2026, ma la copertina di Linus dell’Onu è sempre meglio che ritrovarsi fra Israeliani e terroristi che se le suonano. Resta l’Italia: abbiamo il comando della missione e forniamo il contingente più numeroso dopo l’islamica Indonesia. Siamo quelli che hanno sostenuto di più Unifil. Ma le cose stanno cambiando. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte chiesto nuove regole d’ingaggio al Palazzo di Vetro. Anche ieri, al Tg1, ha spiegato: «Fa parte della tattica di Hezbollah non consentire che la tregua si rafforzi». Per concludere: «Unifil non ha più senso nelle attuali condizioni». Giusto. Riportiamo i nostri a casa.

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