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L'assalto antagonista di Milano, prove generali per la "vera guerriglia" | Collector
L'assalto antagonista di Milano, prove generali per la
Quotidiano Libero

L'assalto antagonista di Milano, prove generali per la "vera guerriglia"

Sono da poco passate le 15 e in via Mascagni, all’incrocio con via Conservatorio, dietro la coltre dei fumogeni rossi e lo striscione “Antifa” un gruppetto comincia a travisarsi. Caschetti da cantiere in testa, mascherine a coprire il volto e mantelle colorate. Compaiono altri striscioni - “Ieri partigiani oggi antifascisti”, “Milano Antifa”, “Ora e sempre resistenza” - e sono quelli “rinforzati”, ispessiti col polistirolo per resistere alle cariche. Uno dei capoccia verifica se sono abbastanza forti, mentre altri due allontanano. Si può partire all’assalto. In testa al corteo (500/600 persone), partito da piazza del Tricolore contro l’evento dei Patrioti Europei, ci sono quelli del centro sociale Lambretta (regolarizzato dalla giunta Sala a fine 2023 con tanto di immobile pubblico a prezzo stracciato) e quelli dello Zam. Sventolano bandiere palestinesi, cubane (con falce e martello annessa), del Rojava (il Kurdistan occidentale), persino un vessillo che ritrae Che Guevara che impugna una pistola. I cori sono i soliti: «Lega Salvini e lascialo legato», «Siamo tutti antifascisti», «Fuori i fascisti da Milano». Il serpentone punta dritto verso via Borgogna, dove quattro camionette e una decina di celerini sbarrano l’accesso con tanto di grate mobili. Volano subito bottiglie e petardi (il sottofondo è quel “Tout le monde deteste la police” che viene dalle banlieue francesi). La polizia risponde con lacrimogeni e idrante. Gli antagonisti indietreggiano ma serrano le fila: vogliono attaccare ancora. Passano meno di dieci minuti ed ecco il secondo blitz. Parte un altro scambio di bottiglie e lacrimogeni. L’asfalto è un tappeto di cocci e candeoletti. Ma non si va oltre: la gestione dell’ordine pubblico è impeccabile. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47332728]] Il corteo ripiega quindi su via Visconti di Modrone e poi- dopo una breve trattativa con le forze dell’ordine - giù verso il Tribunale, dove c’è l’incrocio coi pro-Pal, i pro-Libano, i pro-Iran e i collettivi studenteschi a braccetto coi giovani del Pd e Avs (presentissima Ilaria Salis). Gli antifa duri e puri mollano però la testa della marcia e non si fermano in piazza Santo Stefano (appena dietro l’Università Milano) insieme ai compagni ma proseguono su via Francesco Sforza e raggiungono piazza Medaglie d’Oro. «Abbiamo bloccato la città, siamo tutti antifascisti. Ancora una volta abbiamo saputo dimostrare una risposta compatta e determinata a chi cerca di appioppare valori che con questa città non c’entrano nulla», arringano gli antagonisti dai megafoni. E non è finita qui: «L’invito è quello di continuare ad organizzarsi». Tra una settimana esatta, il 25 aprile, le stesse facce torneranno in piazza per rinfocolare la protesta contro la qualunque. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47333182]] Lungo il tragitto pullulano le scritte d’odio a imbrattare i muri: «Salvini a testa in giù», «Salvini appeso», «Salvini ti vogliamo qui (di fronte al Palazzo di Giustizia), «Celerini lapidati». Dopo le scorribande nel centro di Milano, in serata il centro sociale Lambretta ha festeggiato con un concerto nella sede gentilmente concessagli da Pd e sodali «14 anni di lotte, musica, difficoltà, assemblee infinite, sogni ostinati e porte aperte: 14 anni di spazi strappati all’abbandono e restituiti a chi non si accontenta di esistere, ma pretende di vivere con dignità». All’ingresso un’offerta libera per le spese legali di quei “bravi ragazzi” che il 22 settembre scorso hanno assaltato la stazione Centrale al termine dello sciopero generale per Gaza.

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