IL TEMPO
Ore 13,29 di ieri. I capigruppo del Movimento 5 Stelle al Senato e alla Camera, Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, diffondono alle agenzie una nota in cui accusano Il Tempo e Il Giornale di una «campagna di fango» contro il senatore Roberto Scarpinato. La colpa del nostro quotidiano sarebbe di aver pubblicato, per quattro giorni consecutivi, delle notizie documentate in cui abbiamo riportato con dovizia di particolari delle telefonate con cui l'ex pm Scarpinato, oggi parlamentare pentastellato, nonché componente della commissione parlamentare Antimafia, "apparecchiava" l'audizione dell'ex collega Gioacchino Natoli sul tema dell'inchiesta mafia e appalti. Non solo. Il Tempo ha riportato gli insulti indecorosi di Natoli ai familiari di Paolo Borsellino, definiti «cretini» e «senza cervello». Non sono invenzioni, ma fatti contenuti nelle carte dell'inchiesta coordinata dal procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca, il quale ha indagato, appunto, su mafia e appalti, a suo dire la vera pista, poi archiviata, che avrebbe portato a comprendere la verità sulle stragi di Capaci e via D'Amelio in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Eppure, per il M5S, non ci sono novità. La definiscono la «solita litania». L'audizione «preparata a tavolino» con Natoli sarebbe una «bufala», perché la richiesta di Scarpinato era «chiarissima», ovvero «replicare in commissione ciò che gli veniva riferito al telefono. Fine. Nessun complotto». Conviene, allora, elencare i fatti, che contano più delle opinioni. I 5 Stelle sostengono che si sia trattato di una banale conversazione per anticipargli una banale domanda. Ma è andata davvero così? Le telefonate tra Scarpinato e Natolo furono 33. Esatto: non una, ma trentatré. Lo scrive De Luca nelle carte dell'inchiesta: «Sull'utenza in uso al dott. Gioacchino Natoli (il quale era intercettato, ndr), nel periodo dal 13 dicembre 2022 al 29 giugno 2024, circa 18 mesi, sono state captate circa 10.836 chiamate; solo 33 sono con il Senatore Roberto Scarpinato». Vista la proporzione, la procura ritiene perciò che Scarpinato non sia da considerarsi un «un interlocutore abituale» di Natoli. Eppure, di quelle 33 telefonate intercorse tra i due, scrivono ancora gli inquirenti «giova sottolineare che la quasi totalità delle conversazioni telefoniche tra il Presidente Natoli e il Senatore Scarpinato riguarda, non le indagini nell'ambito procedimento cosiddetto "mafia appalti", bensì gli accordi presi dagli stessi circa l'attività da svolgere da parte di ciascuno di loro nell'ambito della Commissione d'inchiesta; fatto questo (non costituente ipotesi di reato) che non era previsto né prevedibile». La quasi totalità di 33 telefonate. Difficile considerarla quindi una conversazione quasi estemporanea giusto per informare l'interlocutore di una banale domanda che gli sarebbe stata rivolta. E non ci furono solo le telefonate. Il 31 agosto 2023 Scarpinato e Natoli si incontrarono anche a cena. Incontro di cui non si conoscono i particolari. Ma tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre, scrivono gli inquirenti, «in vista di una probabile sua audizione innanzi alla Commissione Antimafia (audizione che si svolse poi a gennaio, ndr), Gioacchino Natoli interloquiva con il Procuratore della Repubblica di Palermo e con personale della sua segreteria al fine di recuperare, come suggeritogli dal Senatore Roberto Scarpinato» gli atti inerenti al procedimento penale «Massa Carrara» sulla gestione del quale era, a sua detta, già stato attaccato dall'Avv. Fabio Trizzino che doveva, a sua volta, essere audito in Commissione». Trizzino è il marito di Lucia Borsellino e legale dei figli del magistrato ucciso dalla mafia. Infine, si legge anche come «Scarpinato comunicava a Natoli i temi di approfondimento della Commissione e lo "incaricava" di sondare il contenuto di ciò che certi soggetti (tra i quali il procuratore Maurizio De Lucia) avrebbero potuto dire sui fatti della Procura di Palermo del 1992, ove si fosse deciso di audirli». E ancora, non è certo un'invenzione de Il Tempo, se i pm di Caltanissetta concludono con alcune considerazioni tranchant. Le intercettazioni non possono essere considerate irrilevanti, ma «hanno sicuro rilievo nel procedimento», perché «è appena il caso di osservare come, in un contesto nel quale l'accertamento delle causali più profonde delle stragi del 1992 è stato variamente sviato (come sostenuto, tra l'altro, in sentenze ormai passate in cosa giudicata), l'attività, ritenuta in concreto "depistante" da questo Ufficio, posta in essere, in seno alla Commissione d'inchiesta non può essere considerata irrilevante». Forse il M5S, più che preoccuparsi di attaccare Il Tempo, dovrebbe preoccuparsi di rispondere a un procuratore della Repubblica che ritiene «depistante» un'attività posta in essere all'interno di un organismo d'inchiesta parlamentare.
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