Il Foglio
Blocco o sblocco? Comunque e quando vada a finire la guerra di Hormuz, il 2026 già vede montare una nuova fiammata dei prezzi. Quale peggiore momento per decapitare le due più grandi banche mondiali, la Federal reserve e la Banca centrale europea. Nel primo caso difficile attendere: è già da un anno che Donald Trump vuol far fuori Jerome Powell, considerato prudente fino alla pavidità, e adesso si è arrivati alla scadenza istituzionale. La Bce invece è legata alla scelta di Christine Lagarde desiderosa di mollare prima del tempo (scade a ottobre del prossimo anno, ma in mezzo ci sono le elezioni presidenziali francesi). E’ ancora presto per il toto-poltrone, anche se ci sono già le prime indicazioni e secondo il Financial Times si porta in pole position l’ex governatore spagnolo Pablo Hernández de Cos. Invece a Washington comincia oggi l’audizione alla commissione finanze del Senato di Kevin Warsh il candidato indicato dal presidente americano. Il paradosso è che, nelle condizioni attuali, chiunque andrà al timone delle due banche centrali si vedrà costretto ad aumentare i tassi d’interesse, con grande scorno di Trump e grande preoccupazione dei paesi europei che languono in una lunga quanto sostanziale stagnazione, tra questi la Germania in prima fila, l’Italia e la stessa Francia, cioè le tre maggiori economie della Ue. Warsh verrà messo sotto tiro per i suoi giri di valzer sulla politica monetaria e i tassi d’interesse. In tutti i lunghi anni nei quali ha avuto voce in capitolo come membro influente del consiglio della Fed, ha oscillato su e giù come uno yo-yo. Impietoso, il Financial Times pubblica un grafico che registra tutte le sue posizioni dal 2006, quando è entrato nella Fed nominato da George W. Bush. In media è stato per una politica monetaria severa, influenzata soprattutto dal suo maestro Milton Friedman: l’unico obiettivo della banca centrale è tenere sotto controllo la quantità di moneta in circolazione in modo che non provochi inflazione. E’ la linea seguita sotto la presidenza Obama dal momento in cui, nel 2011, la crisi finanziaria si è attenuata per poi spegnersi. Arrivato Trump nel suo primo mandato ha cominciato a saltellare, un po’ falco un po’ colomba. Durissimo con Biden, si è ammosciato con il Trump due. Naturalmente la realtà economica è via via cambiata. Nel secondo mandato di Obama c’era il rischio che l’economia si surriscaldasse e con Biden è diventata rovente grazie a una politica di bilancio che ha portato il deficit fiscale fino al 6 per cento del pil. Mentre l’inflazione da pandemia richiedeva fermezza. Ma certo colpisce che nel gennaio 2025 Warsh fosse ancora un adamantino monetarista e poi, dopo un paio di mesi, è diventato una sorta di post-keynesiano. Sentiremo cosa avrà da dire ai senatori, non tanto sul passato, ma sul presente e sul futuro. Trump ripete che l’inflazione non lo preoccupa, tutto tornerà sotto controllo una volta sconfitto l’Iran e prima che cominci un’altra guerra, magari con Cuba o chissà di nuovo con il Canada (minaccia l’odiato Mark Carney di un’altra ondata di dazi). Ridurre i tassi è il mantra del presidente il quale pensa che così potrà recuperare tra i suoi elettori oggi colpiti dagli sconquassi geopolitici. Ma cosa diranno gli americani a novembre con rincari a catena e una benzina a cinque dollari il gallone? L’inflazione finora è stato il problema meno importante nell’area euro che a febbraio era persino sotto il target del 2 per cento annuo. Le cose, però, stanno cambiando rapidamente, la crisi energetica ha fatto compiere un primo balzo all’insù (al 2,6 per cento) , se diventa non solo una crisi dei prezzi, ma delle quantità, cioè se davvero cominciano scarseggiare gas, petrolio e materie prime fondamentali, allora saranno guai seri. Tuttavia la questione nell’Eurolandia è soprattutto politica, ça va sans dire. Finora solo due paesi non hanno mai avuto un presidente della banca centrale: la Spagna e la Germania. Difficile che ci vada un candidato tedesco (ce ne sono due, Joachim Nagel e Isabel Schnabel) visto che la commissione è guidata da Ursula von der Leyen. Impossibili un altro francese e un italiano, c’è un ottimo banchiere olandese, Klaas Knot, ma i Paesi Bassi hanno avuto Wim Duisenberg, il primo presidente. Hernández de Cos non è un candidato di risulta, al contrario nei suoi sei anni alla Banca di Spagna terminati nel 2024 è stato uno degli artefici del boom, senza mai schierarsi politicamente. Un tecnico, un servitore dello stato vecchio stile nonostante i suoi 55 anni. La gara è cominciata.
Go to News Site