Il Foglio
Si sono svolti giovedì scorso presso la chiesa cristiana protestante di Milano i funerali di Sonia Gessner . Era nata nel 1938 da una famiglia di piccoli imprenditori di origine zurighese, e giovanissima aveva debuttato con un paio di apparizioni cinematografiche di segno opposto. “Il giorno di Ferragosto, mentre stavo uscendo da un bosco, sono venuti a chiamarmi dicendomi che l’assistente di Fellini mi stava cercando”, ricordava. “Sono passati tanti anni e tuttora non ho idea di come abbia fatto a trovarmi. Ho lavorato qualche giorno sul set di 8 ½. Poi ci siamo risentiti per La città delle donne e per E la nave va . Mi diede una piccola parte in Ginger e Fred, ma fu poi tagliata”. Sempre nel 1963 recita anche in Milano nera , regia di Gianni Rocco e Pino Serpi , con sceneggiatura co-firmata da Pasolini. In quegli anni, l’architetto milanese Aldo Rossi stava studiando le nuove periferie del triangolo industriale Genova-Milano-Torino per un’inchiesta su “Casabella-Continuità” diretta dal suo maestro triestino Ernesto Nathan Rogers. Grande appassionato di cinema e teatro, Rossi analizzava “il lirismo desolato dei paesaggi urbani di Fellini” e le opere di Visconti per capire questi inediti e problematici territori periferici. Il matrimonio fra Rossi e Gessner alla metà degli anni 60, al di là della vicenda privata, ha avuto una grande ripercussione sull’architettura italiana perché Gessner tradusse in italiano gli scritti di Adolf Loos , Parole nel vuoto , scritti che Rogers aveva regalato in edizione originale a Rossi. Scritti peraltro rifiutati da Einaudi perché all’epoca il consulente per l’architettura era Bruno Zevi , insofferente verso il tradizionalismo dell’architetto austriaco e per tutta la vita acerrimo critico di Rossi. Inoltre nel 1972 Adelphi affidò la prefazione a Loos a Joseph Rykwert , che nello stesso anno pubblicava La casa di Adamo in paradiso per gli stessi tipi, cosa che fece indispettire Rossi al punto da curare una nuova edizione alternativa di Loos per Zanichelli pochi anni dopo. Negli anni 70 Gessner ha lavorato di più per il teatro, su Pirandello con il regista Massimo Castri , e per un periodo a Trieste dove Rossi aveva realizzato una scuola insieme con Giorgio Grassi . Quest’ultimo è diventato il nuovo compagno di Gessner, che tradusse anche Osservazioni elementari sul costruire di Henirich Tessenow (appena ristampato da Lettera Ventidue ) introdotto dallo stesso Grassi. In un’intervista recente con Sofia Bonicalzi , Gessner ha dichiarato che “Dopo l’esperienza triestina per un po’ ho smesso di lavorare. E’ stata la mia amica Milena Vukotic, (re)incontrata un giorno per caso, a spingermi a ricominciare (‘Tu sei un’attrice’ – mi disse)”. Negli anni 80 Gessner perciò torna al cinema recitando in Colpire al cuore di Gianni Amelio , dove protagonista è il vero figlio Fausto (Premio David di Donatello) e dove compare anche la figlia Vera oltre che Jean-Louis Trintignat – Rossi, inizialmente contrario, dopo la prima proiezione si rammaricò di non essere stato scritturato anche lui. In seguito ha lavorato anche con i fratelli Taviani, Carlo Verdone, Silvio Soldini, Giuseppe Piccioni fino ai felliniani La grande bellezza e Youth di Paolo Sorrentino.
Go to News Site