Il Foglio
Chiunque abbia frequentato un collegio sa perfettamente che dietro la promessa di un’istruzione cosmopolita e di primo livello può, a volte, nascondersi anche altro. Un’educazione parallela, fatta di abusi, sevizie, bullismo e privazioni. E’ esattamente dentro questo microcosmo che prende forma Valanga , il romanzo con cui Raphaël Haroche racconta l’adolescenza in un collegio svizzero alla fine degli anni Ottanta . “Mi guardo intorno nel cortile, passo in rassegna questi figli di oligarchi, generali, mercanti d’armi o di petrolio, finanzieri apolidi, corrotti a tutti i livelli, corrotti in famiglia, corrotti in solitudine, persino nel sonno. Se convocassero i genitori per una riunione scolastica, somiglierebbe a un’udienza preliminare della Corte penale internazionale”. A parlare è Leonard, quindici anni, costretto improvvisamente a prendersi cura del fratello minore Nicolas, dopo la scomparsa della loro madre. “Mamma è morta, incidente d’auto, un camion fermo sul ciglio della strada, a fari spenti, una sera come tante, nulla di esotico, due chilometri da casa. Nicolas non era nell’auto, nemmeno papà. Dopo l’incidente ho cominciato a sentirci male, un timpano perforato, invece mamma il colpo di frusta. Mi è andata bene”. Grazie alla borsa di studio del fratellino – genio precoce del pianoforte – i due vengono ammessi così a un esclusivo collegio sulle Alpi svizzere che ricorda molto Le Rosey. Scopriranno presto che l’istituzione funziona come tutti i sistemi chiusi: regolata da gerarchie invisibili sospese tra privilegio e crudeltà. Leonard, tra ossessioni onanistiche che sembrano uscite dal Portnoy di Philip Roth e sguardi cinici alla Holden Caulfield di Salinger, si muove però dentro un universo più simile a Musil, dove l’adolescenza non è tanto un’età dell’innocenza quanto un primo, brutale apprendistato del potere. Il fratello più piccolo, con “il naso da ebreo” e l’aria di essere come “destinato alla persecuzione”, sarà la vittima ideale del branco e le angherie subite assumeranno così il valore di un vero rito di iniziazione che nemmeno Leonard, pur vedendolo con lucidità, riuscirà davvero a fermare. “Non dovrei essere accusato anch’io di atti incompatibili con la dignità umana? Tipo aver lasciato mio fratello nel cortile del collegio, solo con i suoi persecutori. E mia madre dentro l’automobile mentre muoveva le labbra per dirmi qualcosa. Non è me che dovrebbero giudicare?”. Un romanzo duro, rapido e disturbante, come solo l’adolescenza può essere. Raphaël Haroche Valanga Sellerio, 208 pp., 16 euro
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