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Juli, il sarto del nuovo pop italiano
Il Foglio

Juli, il sarto del nuovo pop italiano

“Per un produttore mettersi in mostra in altre vesti è un'esigenza. Significa rivendicare quegli spazi creativi che nelle canzoni degli altri, per forza di cose, restano invisibili o incompiuti”. Juli racconta al Foglio il percorso che lo ha portato a pubblicare il suo nuovo album, “Solito Cinema”, ricco di collaborazioni: da Olly a Fabio Concato passando per la “scuola romana” di Franco126, Fulminacci e Tommaso Paradiso. A soli ventisette anni, il produttore e compositore ha già contribuito a riscrivere il canone del pop italiano contemporaneo. Julien Boverod, valdostano di nascita e torinese d'adozione, è il nome dietro i numeri che fanno girare la testa all'industria musicale: 34 dischi di platino e oltre un miliardo di stream. L'album è stato anticipato dal singolo “Quelli come me” insieme a Coez. Un flusso di pensieri che ci ricorda come il fatto di sentirsi soli viene annullato dall'avere accanto la persona giusta. Per presentare “Solito Cinema” Juli ha scelto poi la via della veracità, affidando il trailer del disco a Giorgione, l'oste più noto d'Italia. Cresciuto artisticamente all'ombra dei portici di Torino, Juli ha iniziato a farsi largo nel panorama nazionale producendo brani per Shade, Dargen D'Amico, Fred De Palma e Baby K prima di diventare il “sarto” di una nuova estetica che mescola la freschezza dell'urban alla struttura della canzone cantautorale. È lui l'architetto sonoro dei successi di Olly, iniziando dall'album “Il mondo gira” del 2022 fino alla consacrazione definitiva con la vittoria di Sanremo 2025 grazie a “Balorda nostalgia”. Ma la sua firma è ovunque. Suo è il tocco pop dietro il ritorno in vetta di Emma con “Apnea” e “Brutta storia” e lo zampino produttivo nel successo multiplatino “L’ultima poesia” di Ultimo e Geolier. “Il bello di presentare un progetto mio – spiega Juli – è che ho cercato di metterci quel qualcosina di diverso rispetto a quando produco un brano per gli altri”. In che senso diverso? Cambia il metodo o solo l'intenzione? Cambiano le libertà che ti concedi. Mi sono preso degli spazi che solitamente vengono sacrificati per la visione dell'interprete, dando più risalto agli strumenti, specialmente a quelli che so suonare io. È una questione di dare forma a una propria identità sonora senza filtri. Come è nato Solito Cinema? È nato in maniera molto spontanea, non avrei mai pensato di farlo. È il frutto di due anni di collaborazioni e sessioni in studio. A un certo punto ho sentito che c'era un filo invisibile che teneva uniti questi brani. A novembre scorso mi sono guardato intorno e ho capito che ero nel momento giusto per un album. Che significato ha questo titolo? Solito cinema è la frase che ripetiamo spesso tra noi amici perché racchiude il senso di quanto è incredibile la vita che stiamo vivendo. Perché ha scelto proprio Giorgione per il trailer? Non è esattamente il volto che ci si aspetterebbe per un disco pop-urban. Perché la parte di 'cinema' nel titolo non poteva che essere rappresentato da un personaggio come lui. Lo vedi in TV o sui social e ti sembra di conoscerlo da una vita. Non c'era figura migliore per presentare questo progetto. Nel disco ci sono tanti nomi della musica italiana contemporanea: da Tommaso Paradiso a Elisa, da Emma a Franco 126 fino a Biagio Antonacci. Come è riuscito a gestire tutti questi artisti? Tutte le collaborazioni sono nate per incontri di percorso e condivisioni in studio. Credo che il tratto distintivo dell'album sia la genuinità. È un mix di mondi che ha creato un'identità unica, un abbinamento naturale tra me e loro. È stato un anno ricco di successi per lei dalla vittoria di Sanremo 2025 in poi. Si aspettava tutto questo? Non me l'aspettavo sicuramente. Sono emozioni che faccio ancora fatica a metabolizzare, cose talmente grandi che si fa fatica anche solo a visualizzarle. Per fortuna ci sono i video e le testimonianze che ogni tanto riguardo per godermela un po'. C'è un momento nel disco che spiazza per eleganza cioè la collaborazione con Fabio Concato. Un omaggio inaspettato alla grande scuola italiana. Avere Concato nel disco è un riconoscimento che mi rende orgoglioso. È la chiusura di un cerchio tra la mia produzione e la storia della nostra musica

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