Il Foglio
Nella vicenda della supplente che con le forbici ha tagliato una ciocca di capelli a un’alunna indisciplinata, lo stolto guarda le forbici, il saggio la supplente. Che a scuola un insegnante non debba tagliare i capelli agli studenti mi sembra infatti un presupposto talmente scontato che mi spiazza tutta la disamina sul caso che le forbici avessero la punta smussata, oppure che si trattasse di forbicette da carta, oppure che l’atmosfera fosse più o meno scherzosa e l’alunna più o meno consenziente. Bisogna invece spostare l’attenzione sull’autore del gesto, che in questo caso è l’ennesima supplente esasperata dal fatto che gli alunni non le prestassero attenzione e la provocassero facendo caciara; sapete perché? Perché era una supplente. E la scuola italiana si regge da tempo immemorabile su questo continuo avvicendamento di incarichi provvisori, titolari che spariscono e poi riappaiono, sostituti ectoplasmatici che un bel giorno non ci sono più e vengono rimpiazzati da altre presenze altrettanto fugaci e dimenticabili. In tutto ciò gli studenti si convincono che un insegnante valga l’altro, che a scuola si vada tanto per star seduti al banco (o in cattedra), e che l’obiettivo sia arrivare al suono della campanella o alla liberazione dell’ultimo giorno, non importa stando con chi o facendo cosa. Prima che a qualcuno venga la brillante idea di proibire in tutte le scuole della repubblica l’utilizzo delle forbici, anche da carta e con la punta smussata, dichiaro che sarebbe molto più efficace risolvere il problema alla radice abolendo le supplenze. Si può fare, anzi, si poteva fare applicando alla lettera quanto era originariamente previsto nei piani della Buona Scuola di Renzi: chiamata diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti, tramite una selezione coerente con il piano dell’offerta didattica di ciascun istituto e commisurata all’effettiva disponibilità dei candidati; incarico di un notevole numero di docenti di potenziamento incardinati all’interno di ciascuna scuola, così da poter affiancare e sostituire i colleghi ove necessario coordinandosi con loro e continuando a lavorare in modo costruttivo con alunni che conoscono bene. Perché limitarsi alle forbicette, quando la scuola italiana avrebbe bisogno del rasoio?
Go to News Site