Il Foglio
"Sono l’unico della famiglia che si è girato a pancia in su...", scherza Michele Lamberti , fresco di record italiano nei 50 dorso e il solo della sua dinastia a non aver scelto lo stile libero. Classe 2000, quando il padre Giorgio firmava il record del mondo, non era ancora nato. Oggi si allena a Brescia con mamma Tanya Vannini (campionessa azzurra) e Maurizio Divano. Il nuoto scorre nel dna: il fratello Matteo e la sorella Noemi stanno scrivendo la propria storia, bracciata dopo bracciata. "C’è anche mia zia che cura la preparazione atletica – precisa – Divano ha dato un contributo in più e papà ci segue spesso da bordo vasca. I miei ci hanno insegnato a pensare a noi stessi, senza guardare gli avversari o quello che hanno fatto loro. Allenarsi con un genitore è speciale, sono cresciuto così. A questi livelli è utile, serve la massima fiducia e alchimia, è un punto a nostro favore". Come spesso capita quando si parla con figli d’arte, quel cognome, più che un fardello, è un onore. A casa Lamberti regna la riservatezza, un po’ di timidezza e il massimo rispetto per le imprese genitoriali. "Da piccoli abbiamo visto insieme alcune gare e ci hanno raccontato qualcosa. Da solo, ho rivisto quando papà, a Bonn, fece il record del mondo o vinse il Mondiale". La scelta del nuoto è stata naturale, grazie al fratello che inizialmente faceva tennis e poi scelse il nuoto. Per fare uno sport del genere, con carichi di lavori importanti e che ammette spesso può risultare monotono, serve tanta passione: "Chiede tanto, ma la sensazione che mi dà l’acqua, come se fosse una seconda pelle, non me la dà niente . È difficile trovare le motivazioni ma la spinta arriva dal fatto che ti piace quello che fai". E così a Riccione , l’azzurro ha vinto tre titoli e siglato il primato assoluto con pass per l’Europeo di Parigi . "Ha un sapore speciale, vengo da mesi particolari. Un anno e mezzo fa ho avuto problemi alla spalla e ho fatto fatica con la preparazione. Arrivare a un riscontro del genere è una soddisfazione incredibile". Tornare a Brescia, dopo aver svolto un periodo a Verona, con Alberto Burlina e allenandosi con Thomas Ceccon, ha inciso. "Sono a casa dagli italiani del 2024 , per diversi motivi, personali e tecnici, anche se sono stato bene a Verona. Poi, sono iniziati vari problemi e non sono mai riuscito a lavorare come avrei voluto. Nuotare con Thomas è stato stimolante, sono cresciuto umanamente e sportivamente. Ho visto come si allena, ovvero in maniera impeccabile e ho cercato di rubargli qualcosa ". Ora lo sguardo va ad agosto, a Parigi, cercando di migliorare i risultati olimpici: "I Giochi sono stati fantastici: ho condiviso l’esperienza con mio fratello che torna ad allenarsi a Brescia. La gara non è andata come volevo e magari adesso sarà uno stimolo in più. Nel villaggio olimpico abbiamo pure incontrato Nadal e ci siamo fatti la foto". Poi, all’orizzonte ci sarà Los Angeles 2028, con la novità dei 50 metri. "È un’opportunità, ma non voglio tralasciare le altre distanze. Il 50 è quella che mi riesce meglio, ma in condizione voglio essere competitivo sulla doppia distanza, magari riprenderò i 200: pian piano capiremo. Le difficoltà? Fanno parte del percorso. Lo sport fa bene, ma ad alto livello è un po' usurante. I momenti complessi sono una chance per crescere: vado avanti cercando di fare meglio". Fuori dall’acqua segue tanti sport, tifa Milan e studia lingue, inglese e cinese. E sul futuro non si sbilancia: "Non ci ho ancora pensato. Spero di nuotare il più a lungo possibile, ma mi piacerebbe restare in questo mondo, magari allenando".
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