Il Foglio
Il professore Biagio De Giovanni è mancato ieri nella sua Napoli, all’età di 84 anni. Ha affiancato all’attività accademica, che lo ha portato anche a essere rettore dell’Università, un intenso impegno politico nella sinistra e poi nella Rosa nel pugno . Da giovane era stato uno dei tanti napoletani che protestarono per l’avvento della repubblica: la sua convinzione hegeliana sul ruolo centrale dello stato lo spinse dalla parte della monarchia. Nel Psi e poi nelle formazioni post-comuniste ha sostenuto le posizioni “riformiste” che nella sua città avevano gli esponenti più noti, da Giorgio Amendola a Gherardo Chiaromonte . Ha continuato a occuparsi di politica anche in anni recenti, collaborando con la testata Il Riformista , e forse un modo per ricordarlo è riportare le sue osservazioni sulle questioni che ancora oggi sono al centro del dibattito politico. Durante le sessioni per l’elezione del presidente della Repubblica (poi concluse con il rinnovo del mandato a S ergio Mattarella ) descrisse lo stallo politico indicando una precisa responsabilità in un articolo dal titolo Il nulla della politica di oggi è figlio del naufragio grillino : “La data in cui si avvia lo sfacelo della politica, è per me il 2018. La politica (...) produce un cancro a cui viene attribuito un nome solare, quasi ad esorcizzarne il carattere vero: 5 Stelle, Grillini”. Non mancò di criticare il tentato ritorno alla politica di Massimo D’Alema. Nel gennaio del 2022 scrive “Massimo D’Alema non riesce a convincersi di essere stato, per lungo tempo, una delle cause contingenti della crisi della sinistra italiana”. Fermo sostenitore della resistenza dell’Ucraina all’aggressione russa, ha affrontato con serietà filosofica la questione del pacifismo. In uno dei suoi ultimi articoli, intitolato Non siamo guerrafondai ma abbiamo rigettato il mito della impossibile pace perpetua cita Hegel ma anche la grande tradizione napoletana di Benedetto Croce e Giambattista Vico. La produzione fondamentale di De Giovanni è quella di saggi filosofici, tra i quali particolarmente attuali appaiono quelli dedicati all’Europa, come Figure di apocalisse . La potenza del negativo nella storia d’Europa, in cui il suo convinto europeismo fa i conti con la tormentata storia del continente, o quelli dedicati alla filosofia napoletana, da Libertà e vitalità . Benedetto Croce e la crisi della coscienza europea, fino a Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale. De Giovanni aveva una straordinaria capacità di identificare i temi destinati ad assumere centralità nei dibattiti degli anni successivi, che nasce da una visione realistica e idealistica, secondo la lezione di Hegel che è sempre presente nel suo pensiero, capace di cogliere i tratti permanenti che innervano la mutevole realtà della politica e della cultura . Fermamente radicato nella sua realtà meridionale ma anche nella dimensione europea, il professore ha saputo fornire chiavi di interpretazione dei fenomeni sempre originali e costruite su una riflessione filosofica profonda ma mai astratta, e di questo bisogna essergli grati.
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