Il Foglio
Il cessate il fuoco di Donald Trump non ha più una data di termine. Il tempo concesso ai negoziati con la Repubblica islamica dell’Iran è vago, non si sa di quanto sia stato esteso, quando finirà, se finirà. Il presidente americano non ha specificato, spetterà a lui fornire una data, oppure non fornirla e riprendere i combattimenti. La decisione di procrastinare il cessate il fuoco poteva essere letta in due modi: come beffa o con ansia. Gli iraniani hanno scelto la beffa perché sono molto attenti al messaggio che vogliono mandare. L’agenzia di stampa vicina al Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica, Tasnim, ha pubblicato un video realizzato con l’intelligenza artificiale in cui viene mostrato Trump con la squadra negoziale che attende gli iraniani seduto a un tavolo. Nel video Trump ha fretta, si agita, ma gli iraniani non si presentano ai colloqui – il riferimento è al fatto che Teheran alla fine ha scelto di non portare avanti il secondo round di negoziati previsto a Islamabad. Mentre Trump attende, scrive un post sul suo social Truth: “Stiamo conducendo dei grandi negoziati con l’Iran”. In sottofondo si sentono grilli frinire, una musica buffa, e poi il presidente americano prorompe e riempie il tempo dell’attesa minacciando: “Se l’Iran non si presenta, li bombarderemo”. Passano duemila anni e finalmente il capo della Casa Bianca ottiene un segnale da parte di Teheran, un foglio di carta con su scritto: “Trump, taci”. Rimane attonito, poi dice: “Estendo il cessate il fuoco su richiesta del Pakistan”. Il video termina con un’esplosione di risate. I guardiani della rivoluzione hanno voluto mettere in ridicolo Trump, i suoi continui cessate il fuoco. Le prese in giro servono a coprire le proprie debolezze, ma sono anche il segnale della visione che il regime ha di se stesso. Il capo della Casa Bianca ieri mattina aveva detto al New York Post che il prossimo appuntamento negoziale sarebbe stato entro venerdì. Teheran ha smentito. La guerra fra Stati Uniti e Repubblica islamica si è trasformata in gestione dell’attesa; la guerra cinetica si è convertita in guerra di nervi e i video iraniani servono anche a questo. Trump si aspetta che l’Iran collassi economicamente. L’Iran invece si aspetta che la chiusura dello Stretto di Hormuz diventi talmente dolorosa per il commercio globale che gli Stati Uniti saranno costretti a cedere. Il regime ha in mano un’arma negoziale potente e anche ieri ha sequestrato due navi portacontainer della Msc che transitavano nello Stretto. Le due imbarcazioni sono state prima attaccate, poi portate in Iran dalla Marina dei Guardiani della rivoluzione, con l’accusa di violazioni marittime. La promessa del regime è di “infliggere colpi devastanti, al di là di ogni immaginazione del nemico, alle sue risorse nella regione”. Lo Stretto di Hormuz è un forte vantaggio tattico per gli iraniani che adesso negoziano con l’idea di andare al tavolo con gli americani non per fare delle concessioni, ma per ottenerne. I Guardiani della rivoluzione sono convinti che a questo punto possono gestire il negoziato alle loro regole, non a quelle di Trump e non si fidano degli americani. Secondo la testata al Arabiya, il governo del Pakistan ha però fatto sapere agli iraniani che la finestra di opportunità per i colloqui non sarà estesa per sempre, quindi conviene sedersi al tavolo e parlare sul serio. Dopo l’annuncio della proroga del cessate il fuoco, Trump aveva scritto: “L’Iran sta collassando finanziariamente!”. Secondo il presidente americano, Teheran perde 500 milioni di dollari al giorno perché non può più imporre pedaggi alle navi che passano per lo Stretto a causa del blocco imposto dagli Stati Uniti. Il presidente americano non può mettere fine alla guerra senza aver ottenuto almeno un risultato concreto, ma riprendere i combattimenti ha un costo elevato per Washington. Teheran fa leva proprio sul costo della guerra, il regime ha scommesso che il conflitto sarà più doloroso per gli americani e i loro alleati – ieri ha minacciato anche di tagliare i cavi di internet che passano sott’acqua e che garantiscono la connessione ai paesi del Golfo – e più gestibile invece per la Repubblica islamica. Gli iraniani usano ogni arma a loro disposizione, mostrano i loro vantaggi e fanno in modo che gli svantaggi rimangano ben nascosti: sono quarantanove giorni che internet è quasi del tutto bloccato in Iran, il paese è al buio, quello che accade dentro non si vede.
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