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La Corte dei conti dormiente su Davigo dopo la condanna definitiva | Collector
La Corte dei conti dormiente su Davigo dopo la condanna definitiva
Il Foglio

La Corte dei conti dormiente su Davigo dopo la condanna definitiva

E’ passato quasi un anno e mezzo da quando l’ex pm Piercamillo Davigo è stato condannato in via definitiva per rivelazione di segreto d’ufficio – un grave reato contro la Pubblica amministrazione – nel caso dei verbali di Amara, ma la procura della Corte dei conti non ha ancora avviato alcun procedimento nei confronti dell’ex magistrato per danno erariale , come solitamente accade in conseguenza di condanne definitive per reati di questa gravità. Basterebbe ricordare quanto avvenuto nel caso di Luca Palamara , che dopo aver patteggiato per il reato di traffico di influenze illecite (in uno dei filoni di indagine nati dopo lo scandalo dell’hotel Champagne) si è visto recapitare una richiesta di oltre 500 mila euro dalla procura generale della Corte dei conti per i danni patiti dalla Pubblica amministrazione. Nel caso di Palamara, la richiesta di risarcimento è arrivata circa un anno dopo il patteggiamento. Nel caso di Davigo, invece, dopo quasi un anno e mezzo (la condanna a un anno e tre mesi è passata in giudicato nel dicembre 2024) la procura generale della Corte dei conti ancora non ha mosso un dito. Interpellato dal Foglio, l’avvocato Davide Steccanella, difensore di Davigo, conferma che dai magistrati contabili non è stata notificata alcuna notizia sull’apertura di un procedimento ai danni dell’ex pm di Mani pulite. Eppure, il reato di rivelazione di segreto d’ufficio commesso da Davigo configura certamente un danno all’amministrazione della giustizia. Nell’aprile 2020 Davigo, all’epoca consigliere del Consiglio superiore della magistratura, convinse il pm milanese Paolo Storari a consegnargli i verbali degli interrogatori resi da Piero Amara sull’esistenza della fantomatica loggia Ungheria. Ciò avvenne, come hanno affermato i giudici di Cassazione, nonostante Davigo fosse ben consapevole che la strada legittima da percorrere per superare la “situazione di stallo” alla procura di Milano denunciata da Storari attorno a quelle rivelazioni fosse ben diversa, cioè segnalare la situazione alla procura generale di Milano. Per la Suprema Corte, “la consapevolezza del corretto percorso istituzionale da suggerire a Storari; la cautela necessariamente imposta dalla presenza di una segretazione imposta ex lege; il contenuto normativo, di non particolare complessità , della disciplina regolamentare dettata dallo stesso Csm quanto alle modalità di gestione di vicende di interesse del detto organo coperte dal sequestro investigativo, tutt’altro che rare, costituiscono elementi che, partitamente e globalmente vagliati, danno piena ragione giustificativa della correttezza della decisione” adottata dalla Corte d’appello di Milano, che anche in appello aveva condannato Davigo (per la cronaca, con una sentenza a dir poco paradossale, Storari è stato invece assolto in un processo parallelo per assenza dell’elemento soggettivo, in quanto convinto da un magistrato “dall’indiscutibile spessore” come Davigo a farsi consegnare le carte). Ciò che conta è che per i giudici di Cassazione, in questo modo Davigo ha “consapevolmente attivato un percorso alternativo per forza di cose destinato a mettere in pericolo la riservatezza della notizia coperta dal segreto investigativo” , cosa che poi è puntualmente avvenuta. Anche perché, dopo aver ricevuto i verbali secretati da Storari, Davigo ne ha rivelato il contenuto a svariati componenti del Csm e anche a soggetti esterni come l’allora presidente della commissione Antimafia Nicola Morra. Su queste rivelazioni Davigo è in attesa di un nuovo giudizio d’appello richiesto dalla Cassazione. La sentenza sulla prima rivelazione di segreto (quella commessa da Davigo nel farsi consegnare le carte da Storari) è diventata irrevocabile nel lontano dicembre 2024 e già di per sé costituisce un presupposto per l’apertura di un procedimento per danno erariale , dal momento che l’obbligo di riservatezza mira a tutelare il buon andamento della giustizia. Il motivo per cui la Corte dei conti non è ancora intervenuta è quindi un mistero. Un mistero che sembra lasciare intendere che di fronte alla giustizia esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B.

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