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Social e profili fake: siamo tutti Jessica Foster
Il Foglio

Social e profili fake: siamo tutti Jessica Foster

Tutti si indignano per lo scoop (scoop?) del New York Times sui profili fake generati dall’ AI che spopolano sui social e accumulano follower a milioni. È il caso, ad esempio, della bellissima soldatessa Jessica Foster , oppure di altri numerosi casi di persone inesistenti che diventano vostri amici virtuali nel tentativo, che so, di convincervi a votare per Donald Trump. Sai che novità. Non solo perché i profili fasulli sono esistiti dal momento in cui sono stati creati i social – un po’ come, inventando la stampa, Gutenberg inventò anche l’errore di stampa – ma anche perché i nostri stessi profili sui social afferiscono a persone inesistenti. Guardatevi onestamente allo specchio del vostro smartphone: le vostre foto sono filtrate per farvi sembrare più attraenti, i momenti pubblici sono accuratamente selezionati per farvi risultare interessanti, le opinioni che esprimete in stampatello non le urlereste mai a dei passanti per strada, i piatti che postate sono solo quelli dei pasti eleganti o salubri anziché i sottoli divorati a manciate da soli sul divano, la vostra relazione sembra andare meglio di quanto ammettereste o (se inopportuna) non viene menzionata affatto, né c’è traccia delle vostre dipendenze od ossessioni; in compenso, però, tutti i selfie con gli amici vi ritraggono in un’espressione di ebete fissità volta a suggerire che siete sempre, in ogni istante della vostra vita, felici. Cosa avete di diverso da Jessica Foster? Bisogna pertanto rallegrarsi del presunto scoop del New York Times e augurarsi che presto l’AI prenda possesso anche dei nostri profili e generi automaticamente contenuti altrettanto fasulli, che gli altri potranno sorbirsi a piacimento mentre ciascuno di noi, libero dalle proprie catene, potrà alfine trascorrere come gli pare la propria vita autentica, realmente esistente.

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