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Gli arbitri di Meloni. O non li sceglie o si pente. Istat, Ragioneria, ed è stallo Consob, Rai, Antistrust | Collector
Gli arbitri di Meloni. O non li sceglie o si pente. Istat, Ragioneria, ed è stallo Consob, Rai, Antistrust
Il Foglio

Gli arbitri di Meloni. O non li sceglie o si pente. Istat, Ragioneria, ed è stallo Consob, Rai, Antistrust

Soffrono gli arbitri, ma non sanno scegliere i nuovi. Dalla Rai all’Istat, dalla Consob all’Antitrust, dalla Ragioneria passando per le presidenze delle partecipate: chi li nomina? Nessun governo, prima di Meloni, ha avuto l’opportunità di poter sostituire, indicare arbitri, garanti, solo che il governo o non decide o, quando lo fa, si pente. Il presidente dell’Istat, l’istituto che oggi il governo contesta per i dati sul deficit? Si chiama Francesco Maria Chelli , ed è stato voluto da Meloni. Cartellino giallo, anzi, abaco rosso. La Consob? Il mandato di Paolo Savona è scaduto e da oltre un mese al suo posto c’è il presidente vicario, Chiara Mosca , indicata dal governo Draghi. Per il veto di Tajani, il leghista Freni non va alla Consob, solo che Freni è il nome che hanno sempre avuto in testa Meloni e Salvini. Giorgetti ha spiegato che la nomina di Consob si collega all’Antitrust, altra autorità in scadenza, doppia nomina. I presidenti di Consob e Antitrust si scelgono ogni sette anni e Meloni, per congiuntura storica, ha la fortuna di suggerire, ma cosa se ne fa? Per lasciare la Consob, Tajani desidera l’Antitrust per un nome di area (il favorito è Guido Stazi) ma anche Meloni ha un nome gradito, Carlo Deodato, il segretario generale di Palazzo Chigi. In attesa della decisione, chi è in corsa cerca di ferire il rivale (e Freni ne sa qualcosa) e gli uffici, in attesa di capire chi sarà il nuovo non rispondono più al comando (che sta per passare). Il caso di Giuseppina Di Foggia, designata come presidente di Eni, è ancora più sottile. Non voleva rinunciare a oltre sette milioni di buonuscita come ad di Terna ed è dovuta intervenire Meloni che, tre anni fa, l’aveva designata con forza a Terna. La storia della sua iper liquidazione? Non è stata una vera sorpresa. Se ne parlava già da tempo. Di Foggia è stata paracadutata alla presidenza di Eni, ruolo che passa appunto per arbitro, proprio per tenerla fuori dalle decisioni, peccato che in questo caso, l’arbitro, è speciale. Il presidente di Eni non è un semplice presidente ma ha potere di governance e Di Foggia non è stata riconfermata a causa della sua governance a Terna. Da ad aveva licenziato a mercati aperti due dirigenti tanto da meritarsi la multa della Consob. Quando il governo si è insediato, si parlava di machete per recidere la cattiva burocrazia o quella che non si accorgeva cosa firmava. A pesare sul deficit, come ripete Meloni, c’è la scelta scellerata del Superbonus (la coda vale 40 miliardi nel 2026 e 20 nel 2027). A pagare quel “buco” (e si fa per dire) è stato l’ex ragioniere di stato, Biagio Mazzotta, che ha lasciato con ricompensa: nominato presidente di Fincantieri con uno stipendio da mezzo milione di euro. Quando è scoppiata la polemica su un’altra autorità indipendente, il Garante per la privacy, e sulla spesa del presidente Pasquale Stanzione, Meloni ha ricordato che Stanzione era stato scelto dalla sinistra. Solo che le inchieste giornalistiche sono partite da Agostino Ghiglia, il componente del collegio in quota FdI . Da due anni la commissione di Vigilanza Rai è bloccata perché il nome del presidente che propone la maggioranza non ha i voti dell’opposizione. Tajani inutilmente rivendica la presidenza per Simona Agnes, che è rimasta in cda insieme ad Antonio Marano, il presidente Rai, facente funzione, leghista, che non ha mai voluto lasciare l’incarico di direttore commerciale di Milano-Cortina. E’ colpa dell’opposizione che non vuole votare Agnes presidente, al punto da ricevere settimanalmente i moniti di Mattarella, o è colpa della maggioranza che non vuole trovare un ulteriore nome, e ce ne sono, di garanzia? Meloni è sensibile all’uso delle risorse pubbliche al punto da prendere le distanze da Di Foggia e non solo. E’ cronaca: lo ha fatto anche con Renato Brunetta nominato al Cnel da Meloni. Tra pochi giorni aprirà la Biennale di Venezia e Meloni è stata lodata da tutti quando ha deciso di indicare Pietrangelo Buttafuoco come presidente. Oggi la Biennale è al centro della polemica per la partecipazione della Russia, che possiede il padiglione, tanto che Meloni ha preso le distanze ricordando che “è un ente autonomo”, che l’arbitro si rispetta anche quando non si condivide. Da sempre l’Italia ha avuto un problema con gli arbitri: riconteggiamo ancora le schede delle elezioni del 2006 e siamo convinti di essere stati esclusi dal Mondiale di calcio del 2002 per colpa dell’arbitro. A Meloni sta per venire a mancare anche l’ultimo dei rifugi. Alla guida della Ragioneria è stata indicata Daria Perrotta, il cigno di stato, voluto da Giorgetti, e al Quirinale Mattarella si è rivelato il professore di diritto che sul decreto Sicurezza propone la soluzione. E’ Mattarella l’unico arbitro che si sono trovati, che non potevano sostituire e di cui non si possono pentire. Volete vedere che l’unica vera riforma istituzionale è il terzo mandato anche per …?

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