Il Foglio
Al direttore - Nonostante l’evoluzione della specie e i severi esami affrontati a ogni ricorrenza del 25 Aprile (quelli in materia di antifascismo non finiscono mai), Giorgia Meloni conserva nei cromosomi dei geni repubblichini che la inducono a reagire alle sconfitte andando alla ricerca della ‘’bella morte’’ in battaglia. Solo così si spiega l’intenzione della premier di varare una legge elettorale fortemente maggioritaria che – non essendo venute meno le cause della sconfitta nel referendum – darebbe la vittoria al campo largo. Giuliano Cazzola Non ne sarei così sicuro in verità. E’ vero: cambiare la legge elettorale a ogni legislatura è qualcosa a metà tra il comico e il ridicolo. Ma nella legge elettorale proposta dalla maggioranza ci sono elementi corretti e, perdonate l’espressione, coerenti con un’idea: provare a dare a chi vince le elezioni più possibilità per governare rendendo più difficile la nascita di grandi coalizioni, ma senza poterne escludere la possibilità in caso di pareggio. Il punto è perché il centrosinistra (che sa che con l’attuale legge elettorale vincere non sarà facile) non farà qualcosa per dare una mano al centrodestra per approvare una nuova legge elettore che può aiutare a evitare che vi possa essere uno scenario da grandi coalizioni. E quando si dice “dare una mano” non si intende un concetto astratto. Significa aiutare eventualmente Meloni ad avere sponde utili per evitare che Lega e Forza Italia possano affondare la legge. Al direttore - Sul tramonto dello spirito russo, ne consegue che la dottrina Brzezinski va molto al di là della sola pertinenza geopolitica, fino a raggiungere la coscienza collettiva? Cordialmente. Luca A. Fumagalli Al direttore - Quando sul Corriere ho letto che Massimo D’Alema ha riunito le “colleghe” del campo largo per alcuni “suggerimenti” mi è saltato un battito cardiaco, come quando ricevi una raccomandata dalla Agenzie delle entrate: di solito foriera di pessime notizie. Valerio Gironi Mi sembra tutto perfettamente coerente. Diciamo. Al direttore - Come sarà il prossimo 25 Aprile? Sicuramente molto distante dalle motivazioni e dalla storia di questa ricorrenza, che celebra l’avvenuta liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista. Fino all’inizio degli anni 70 il 25 Aprile è stato l’occasione per riunire le organizzazioni partigiane di diversa ispirazione – comunisti, socialisti, liberali, cattolici, azionisti e persino monarchici – sotto la medesima celebrazione, nonostante non mancassero profonde divisioni in quel mondo dominato da due blocchi contrapposti. Negli anni 70 entrano in campo, nelle manifestazioni, i gruppi della sinistra extraparlamentare, con la teoria della “rivoluzione tradita”. La Resistenza sarebbe stata un processo rivoluzionario interrotto dal revisionismo del Pci e dall’affermazione della Dc. Espellere il Pci dai cortei era difficile, visto che la maggior parte dei partigiani ne faceva parte, e quindi furono la Dc e i partigiani cattolici a diventare le vittime designate di vari atti di violenza. E’ lì che il 25 aprile ha smesso di essere una manifestazione unitaria. E’ diventato invece, soprattutto dopo che in anni più recenti l’Anpi ha assunto posizioni più radicali, un coagulo di istanze minoritarie a senso unico, che con lo spirito unitario della Resistenza non ha più nulla a che fare. Le organizzazioni cattoliche e liberali sono scomparse da tempo da quelle manifestazioni, insieme alla parte moderata della sinistra. L’attacco alla Brigata ebraica, impegnata nella Resistenza ed espressione di un popolo che, dall’occupazione tedesca e dal fascismo, ebbe a pagare il prezzo più alto, è solo il sigillo di questa deriva. Il 25 Aprile rimane una data fondamentale della storia italiana. Ma il corteo che la celebra non ha più nulla a che fare con quella ricorrenza e con lo spirito che le ha dato vita. Sarebbe ora di prenderne pienamente atto. Chicco Testa
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