Il Foglio
Chi si straccia le vesti perché le indicazioni nazionali per i licei non prevedono più la lettura dei “Promessi sposi” in seconda superiore ignora che, in realtà, i “Promessi sposi” non si leggevano neanche prima . Tramontato il tempo delle letture integrali dei romanzi, anche al capolavoro di Manzoni quasi tutti gli insegnanti dedicavano solo una selezione antologica , degli highlights che non consideravano l’evenienza che Manzoni, se avesse voluto farci leggere solo alcuni capitoli, si sarebbe limitato a scrivere quelli. L’esperienza che la scuola definiva lettura dei “Promessi sposi” era dunque da tempo ridotta a uno slalom fra sintesi ed ellissi, il cui effetto era deleterio in modo triplice : instillava nei quindicenni un odio inesausto per il capolavoro della letteratura ottocentesca, impediva loro di leggerlo davvero dalla prima all’ultima pagina, li persuadeva ingannevolmente di averlo letto perché sapevano il riassunto. Qualche anno fa, su queste stesse pagine, avevo proposto di abolire la lettura dei “Promessi sposi” in seconda superiore non per salvare la scuola da Manzoni, bensì per salvare Manzoni dalla scuola . Le motivazioni della proposta del ministro Valditara – o, meglio, della commissione di esperti presieduta da Loredana Perla – sono forse meno nobili, ma altrettanto significative. In sostanza, l’opera di Manzoni viene ritenuta troppo complicata, oramai antiquata e non più propedeutica all’avviamento alla lettura adulta . Anzitutto, la soluzione proposta dalle nuove indicazioni nazionali desta scandalo non tanto perché gli italiani siano un popolo di santi, navigatori e filologi manzoniani (in quanti hanno letto il “Fermo e Lucia”?), bensì perché prende atto espressamente di come i “Promessi sposi” costituiscano oramai un testo troppo lungo e complesso per le capacità di comprensione del quindicenne medio . È un salutare bagno di concretezza per una scuola i cui programmi troppo a lungo sono stati aggiornati a beneficio di alunni ideali e inesistenti, creando uno iato fra ciò che i docenti dovrebbero insegnare e ciò che poi ci si accontenta che gli studenti sappiano per arrotondare a sei. Far lezione a persone reali è l’obiettivo che più sovente viene dimenticato dalle teorie didattiche innovative. Difficoltà a parte, il Manzoni viene inoltre spogliato della dignità di classico contemporaneo cui era assurto proprio con la sua introduzione in un posto d’onore dei programmi scolastici, a fine Ottocento. Anche questa scelta è ragionevole, se la si considera nell’ottica più ampia dell’operazione: far leggere integralmente i “Promessi sposi” comportava infatti l’ambizione sia di far acquisire a tutti gli alunni familiarità con un italiano risciacquato in Arno, sia di costruire l’identità italiana attraverso tipi psicologici che ci caratterizzano da secoli (pensate a che efficace don Abbondio sia stato Alberto Sordi). Entrambe queste esigenze ora appaiono superate; nessuno si sogna più di esclamare “le zucche!” per dire “macché”, quasi nessuno si riconosce nella coloritura dei personaggi del grande affresco manzoniano. Anzi, se Manzoni è diventato desueto nonostante che sia stato propinato a intere generazioni di studenti, c’è forse da chiedersi retrospettivamente se ne sia davvero valsa la pena ; se ciò non abbia invece causato un danno a quello che, con ogni evidenza, è il vero e impareggiabile grande romanzo italiano. L’aspetto più interessante è tuttavia la proposta di sostituire alla lettura dei “Promessi sposi” quella di almeno tre libri di vario genere, con annessa lista di suggerimenti che spazia da Pasolini ad Agatha Christie – c’è anche l’inevitabile Tolkien che, pur posteriore cronologicamente, con il suo minuzioso simbolismo e la sua mitologia un po’ moralistica suona certo molto più antiquato di Manzoni. L’idea è dunque che non è necessario leggere Manzoni, purché si legga qualcosa; idea commendevole in quanto esortazione quasi disperata alla lettura, ma al contempo rischiosa poiché sottintende che una lettura valga l’altra, si tratti dei “Promessi sposi” o dell’etichetta dello shampoo, purché i quindicenni non stiano tutto il tempo a giocare a Brawl Stars sul telefono . Ci sono tutte le ragioni, dunque, per abolire la lettura coatta, parziale e superficiale di Manzoni in seconda superiore. Il provvedimento non deve però far dimenticare l’ovvietà che leggere i “Promessi sposi” è bello, ma soprattutto che la scuola ha il compito di trasmettere il sapere agli alunni anche quando risulta complicato ed estraneo, altrimenti si riduce a circolo ricreativo . Sarebbe un triste destino per un romanzo il cui finale, il sugo di tutta la storia, era che Renzo e Lucia mandavano i figli a studiare, così i potenti non avrebbero potuto sopraffarli più: giacché c’è questa birberia, dobbiamo almeno approfittarne anche noi.
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