Il Foglio
Al direttore - Per Hormuz ripensare ai navigator? Giuseppe De Filippi Al direttore - Che 25 Aprile sarà questo? E, più ancora, sarà uguale per tutti? Non lo è mai stato. C’è chi vorrebbe tenere insieme nella memoria i partigiani morti per liberarci dal fascismo e i ragazzi di Salò; c’è chi, come il generale Roberto Vannacci, non festeggia affatto, sostenendo che i partigiani volessero consegnare l’Italia ai comunisti, dimenticando la natura plurale del Comitato di liberazione nazionale e piegando la storia a uso di consenso. Tutto questo, in fondo, c’è sempre stato, e la tanto invocata “pacificazione”, intesa come narrazione condivisa, resta per molti impossibile. Ma da qualche anno i cortei del 25 Aprile sono diventati anche altro: terreno di scontro politico, talvolta fisico, sempre più duro verso chi espone simboli legati a Israele o all’ebraismo, come la stella di Davide dentro il vessillo della Brigata ebraica, che combatté al fianco degli Alleati e dei partigiani contro i nazifascisti. A Milano, come altrove, non sono mancati episodi di aggressione: anche lo striscione dell’associazione che presiedo, Sinistra per Israele – Due popoli due stati, è stato squarciato in piazza del Duomo da un gruppo di giovani armati di coltelli. E’ un clima in cui la critica al governo israeliano scivola troppo facilmente nell’ostilità verso lo stato in quanto tale, fino a colpire simboli e identità ebraici. Noi, che siamo cittadini italiani e difendiamo il diritto di Israele a esistere in pace accanto a uno stato palestinese, diventiamo così presenze sgradite. Ci sarà tensione, direttore? Ci sarà odio? E’ normale, nel 2026, dover essere scortati per partecipare a una manifestazione che dovrebbe unire, nell’adesione al principio che dobbiamo sempre difendere la libertà di tutti a ogni latitudine, solo perché non si aderisce a una certa lettura del conflitto mediorientale? Io non uso la parola genocidio – se ne può discutere? – ma condanno senza esitazioni le migliaia di vittime civili a Gaza, le violenze in Cisgiordania, l’occupazione, una guerra che non avrebbe dovuto riprendere. Eppure questo basta, oggi, per essere marchiati, perché qualcuno per esempio nell’estrema sinistra ci voglia esclusi dalla parola pubblica. Non è normale, e bisognerebbe intervenire prima che ci si abitui all’idea che una comunità ebraica, come quella di Roma non partecipi più al corteo, o che a Milano si debba sfilare sotto protezione altissima. Io sfilerò comunque. Lo farò come figlio di un deportato, insieme agli altri figli di deportati sotto le insegne dell’Aned, perché quella memoria è parte essenziale di ciò che sono. Lo farò con Sinistra per Israele – Due popoli due stati, perché combatto per la pace e per la verità. E lo farò con il Partito democratico, perché continuo a credere nella politica e in quell’idea di sinistra non massimalista nella quale mi sono formato, anche quando, su questi temi, ciò comporta fatica e sofferenza. Faccio bene direttore? Emanuele Fiano Noi siamo ottimisti, lo sa. Ma lei forse è più ottimista di noi. Viva la Brigata ebraica. Al direttore - Quando al governo arriveranno Schlein-Conte o Conte-Schlein e la posizione dell’Italia sarà più vicina agli interessi della Russia che a quelli dell’Ucraina, saranno rotti i rapporti diplomatici con Israele e il governo S-C o C-S farà riforme per 100 miliardi forse allora la direzione del Foglio rimpiangerà il governo attuale, anche se sta facendo molti errori. Gianluigi Parmeggiani Se l’alternativa è questa, sulla politica estera e sull’economia una Meloni è meglio trovarla che perderla. Al direttore - Ascoltando Radio radicale abitualmente ascolto ovviamente anche frammenti delle discussioni parlamentari che mandano in diretta o differita e le confido che non posso che restare soddisfatto dall’ilarità che ricavo dagli interventi ascoltati. Altro che commedia all’italiana. Paolino Scala A volte sì. Ma se si ha la pazienza di leggere gli sbobinati degli interventi in Aula, sui temi importanti, si noterà che in mezzo a tanta mediocrità un po’ di qualità c’è ancora: basta solo cercarla. Non facile ma si può. Un saluto a lei. Al direttore - Il suo molto efficace editoriale di giovedì scorso sul parziale consolidamento in atto nel settore bancario suggerisce, avendo presente l’esito delle votazioni nel consiglio di amministrazione del Montepaschi per il presidente e l’amministratore delegato, qualche considerazione deduttiva. Non aver voluto imboccare in tale votazione la strada di una ponderata convergenza preferendo far leva su di un solo voto di differenza tra maggioranza e minoranza non rafforza la Banca, ma l’espone a quelle potenziali mire da lei citate con riferimento ai più forti intermediari nazionali. Non vorrei che accadesse come accadde a quel tale storicamente molto famoso il quale disse “dopo un’altra vittoria così” contro i Romani a Eraclea e Ascoli Satriano “sine ullo milite Epirum revertar”, tornerò a casa senza neppure un soldato. O, più di recente, come quel tal altro che era contentissimo degli exploit del titolo della Bi-Invest poi improvvisamente sopravvenne la Montedison (i cui acquisti avevano fatto salire il titolo all’insaputa dell’azionista di maggioranza) e se la mangiò. Comunque ci sarebbe sempre tempo per rimediare a una decisione stile “asso piglia tutto”. Angelo De Mattia Traiettorie da seguire per orientarsi nel futuro. Sarà Unicredit a prendere in dotazione da Delfin quel che Delfin perderà? Si creerà un nuovo asse tra Orcel e Caltagirone? Intesa Sanpaolo farà una mossa che ormai tutti attendono in Generali? Il nuovo risiko è appena cominciato.
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