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Il caso Emiliano-Decaro è una commedia. I malumori al Csm | Collector
Il caso Emiliano-Decaro è una commedia. I malumori al Csm
Il Foglio

Il caso Emiliano-Decaro è una commedia. I malumori al Csm

Pur di avere l’ex pm Michele Emiliano come consigliere giuridico , mercoledì il governatore della Puglia Antonio Decaro si è presentato con il cappello in mano al Consiglio superiore della magistratura , che già per tre volte ha bocciato la richiesta avanzata dall’ex toga. Una scena grottesca e inedita, ma che non cambierà l’esito della querelle: come risulta al Foglio, infatti, i consiglieri del Csm sono intenzionati a negare a Emiliano il collocamento fuori ruolo o l’ennesima aspettativa (da 23 anni non indossa la toga) , disponendo il suo rientro in magistratura. “E’ impossibile concedergli l’aspettativa per un contratto di lavoro autonomo a tempo determinato…”, dichiara quasi sconsolato un consigliere. In questo consiste, infatti, l’ultimo incarico che Decaro ha concepito per Emiliano : consulente speciale (con retribuzione annua di 130 mila euro) per gestire le grandi crisi industriali, in particolare l’ex Ilva. Peccato che Acciaierie d’Italia (l’ex Ilva) sia già in gestione commissariale, quindi non si comprende quale attività dovrebbe svolgere il magistrato. Emiliano è in aspettativa dal 2003 . Dopo due mandati da sindaco di Bari, uno da assessore comunale a San Severo (Foggia) e due da presidente della Puglia, ora vorrebbe restare in politica e non rientrare in magistratura. La Terza commissione del Csm, però, per ben tre volte ha respinto la richiesta di Decaro di collocare fuori ruolo il suo predecessore per averlo al suo fianco come consigliere. Il collocamento fuori ruolo, infatti, può essere concesso soltanto se produce un vantaggio per la magistratura e un arricchimento professionale del richiedente. Presupposti inesistenti nel caso di Emiliano , che a luglio compirà 67 anni (i magistrati possono andare in pensione a 70 anni). Di conseguenza, la Terza commissione ha inviato una lettera all’ex governatore comunicandogli che dovrà tornare in magistratura e che ha tempo fino al 27 aprile per indicare una sede per il suo rientro in ruolo, come pm o come giudice, che non sia in Puglia o in Basilicata. Ma Decaro non demorde: vuole coinvolgere l’ex pm a tutti i costi nel governo regionale. Così ha chiesto al Csm di autorizzare Emiliano a restare in aspettativa per svolgere un incarico specifico di consulenza sul dossier ex Ilva . Ma anche per far restare un magistrato in aspettativa devono sussistere ragioni valide. Ragioni che i consiglieri – comprensibilmente – non rintracciano nel contratto di co.co.co ideato da Decaro. “La richiesta è inconcepibile. Si creerebbe un precedente inaccettabile: qualsiasi magistrato potrebbe chiedere l’aspettativa per andare a fare un altro mestiere, ad esempio il consulente di una grande azienda”, lamenta un altro consigliere. Il caso Emiliano è dunque diventato un rebus. L’ex governatore non ha alcuna intenzione di tornare a rivestire la toga. Lo scorso dicembre è stato esplicito: “Non torno a fare il magistrato, anche per non mettere in imbarazzo tutti quanti”. Dall’altra parte, però, non può chiedere il prepensionamento (possibile a 68 anni). Inoltre, in passato ha sempre escluso le dimissioni dalla magistratura. Resta una sola opzione: ottenere l’ennesimo incarico politico, ad esempio di assessore in qualche comune pugliese , e di conseguenza l’ennesima aspettativa per un mandato politico dal Csm. In questo modo, però, Emiliano si allontanerebbe dal circuito di Decaro (e dei vertici del Pd), perdendo visibilità e centralità. Un guaio in vista della (sperata) candidatura alle elezioni politiche del 2027. La commedia, quindi, continua.

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