Il Foglio
Sarà un’estate dominata dalla siccità? Al momento non è facile formulare previsioni ma il rischio è da prendere in considerazione se si considera l’andamento della stagione invernale, pur se più nevosa delle passate. Il mese scorso Anbi Lombardia, l’Associazione regionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue, ha segnalato che lo stato delle risorse idriche (laghi, fiumi e ghiacciai) segnava un meno 17 per cento rispetto alla media di febbraio degli ultimi vent’anni. La disponibilità di acqua in estate dipende in gran parte dalla neve che si deposita nei primi mesi dell’inverno e tende a ghiacciarsi, trasformandosi in una riserva che si scioglie con l’arrivo della primavera, alimentando terreni e corsi d’acqua. Quella che cade a marzo, oltre a essere di quantità inferiore, si scioglie molto più rapidamente, contribuendo all’idratazione del suolo soprattutto in primavera e solo nelle prime settimane dell’estate. Una conferma di questa situazione deficitaria è arrivata da Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia, che nell’ultimo bollettino di aprile ha riportato i dati sulla situazione dei principali bacini lombardi: i volumi idrici stoccati nel 2026 sono inferiori di oltre la metà rispetto alla media degli ultimi 20 anni, stessi dati arrivano dall’Arpa Piemonte relativi al Ticino. Mancano 1,1 miliardi di metri cubi rispetto al dato medio del periodo che le piogge e le nevicate in alta quota delle ultime settimane non sono bastate a compensare. Per spiegare questo dato bisogna tenere presente che l’assetto ambientale negli anni si è molto modificato: il manto nevoso, in Lombardia, è oggi inferiore del 28 per cento rispetto alla media storica. Lo scenario più temuto – anche se non attuale – è quello che si è verificato nel 2023, che a giugno aveva registrato un deficit idrico del 66 per cento. Per scongiurarlo Massimo Sertori, assessore regionale alle Risorse idriche, ha convocato un tavolo per la settimana prossima con i colleghi Maione (Ambiente) Beduschi (Agricoltura) e Comazzi (Territorio). La priorità è assicurare l’approvvigionamento idrico alle attività agricole che rappresentano una quota importante del Pil regionale, la Lombardia è la seconda regione europea, dopo l’Andalusia, per ettari di superficie agricola irrigata. In particolare sono da tutelare le colture che più richiedono acqua come il mais, diffuso su tutto il territorio, il riso nel pavese e il pomodoro tra Mantova e Cremona. Sono diverse le misure che saranno studiate al Pirellone, resta come extrema ratio la possibilità di attingere dalle centrali idroelettriche (sono 77 quelle di grandi dimensioni). Accanto alle decisioni politiche da assumere va avanti la riflessione sull’opportunità di interventi strutturali che proteggano l’agricoltura da estati sempre più torride. Per Legambiente si tratta di ripristinare pratiche tradizionali, come quella dell’irrigazione invernale che consente di fare scorta nelle falde acquifere e altre innovative come l’irrigazione alternata delle risaie, che fra l'altro consentirebbe di ridurre le emissioni di metano dai campi allagati. Per Alessandro Cantoni, presidente della commissione regionale Ambiente energia e clima, vanno sviluppate politiche su larga scala guidate dalla Regione: “Le estati più calde fanno aumentare l’evaporazione dell’acqua, dobbiamo agire per evitare la dispersione in primo luogo costruendo nuovi invasi, vasche di laminazione per mantenere le risorse idriche. Vanno salvaguardate le falde acquifere, realizzando le bonifiche e bisogna mettere mano al sistema idrico di tanti comuni, ormai obsoleto, che provoca gravi dispersioni”. Un piano che comporta anche un impegno economico ma Cantoni non sembra preoccupato: “I fondi ci sono e vanno impiegati perché è in gioco una parte delle nostra economia oltre alla salute del territorio: di pari passo accanto a questo sforzo va compiuta un’opera di sensibilizzazione per un uso più consapevole e attento dell’acqua”.
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