Il Foglio
Lo scorso febbraio l’allarme era scattato per 15 secondi di filmato. Lo chiamiamo così per abitudine, era interamente generato dall’AI. Mostrava Tom Cruise e Brad Pitt che facevano a botte, con pugni e calci . Il regista Ruairí Robinson – l’AI prima di svelare chi sia scrive “sto pensando” – dichiara di averlo generato usando il modello Seedance 2.0 e un comando di due righe (con un modello simile sono fabbricati i cani che su Instagram parlano di pappe e sparlano dei padroni). Grido d’allarme per violazione di copyright da parte della Motion Picture Association . Timore dei registi, perché il loro onorato mestiere vacilla. Neanche il tempo di riprendersi, che la ditta ucraina Incrypted proponeva su X una guida per il sistema Seedance 2.0. Famigerato o miracoloso, scegliete voi . Per farsi pubblicità, lo ha corredato con un filmino di tre minuti, starring Tom Cruise e Brad Pitt che lottano. Ma poi arrivano: un guerriero mascherato, un robot bianco e lucido, un’intera scena di guerra con tanti soldati e un carro armato, due dinosauri – il tipo con la cresta dorsale – in uno scenario cittadino e i bambini che scappano. Questo è retroscena. Oggi un articolo sul Guardian si interroga sul perché un regista celebre e stimato come Steven Soderbergh si dichiari favorevole all’uso dell’intelligenza artificiale. E l’abbia usata per generare “immagini surreali, che stanno in uno spazio onirico e non reale” nel suo documentario su John Lennon e Yoko Ono . Ha inoltre dichiarato che in un film che spera di girare sulla guerra ispano-americana (nel 1898) userà “molta AI”. Tra i registi, appare il meno apocalittico. A Variety ha ribadito: “Non penso sia la soluzione per ogni cosa. Ma neanche penso che sia la fine di ogni cosa. Dopo questa prima fase, magari non la useremo quanto ora immaginiamo”. Steven Soderbergh è sempre stato il più ottimista della banda. Ma ancora non è chiaro se vuole usare l’AI per moltiplicare il lavoro dei tecnici oppure per generare immagini. Sandra Bullock spiega che “dobbiamo usarla in maniera costruttiva e creativa; insomma, farcela amica”. Ben Affleck e suo fratello Casey hanno creato una start up già venduta a Netflix per 600 milioni. Darren Aronofsky ha firmato una web-serie sulla rivoluzione americana che portò alla Dichiarazione di indipendenza: sul Guardian , la recensione era intitolata “Requiem for a film-maker” e parlava di “orrore”. Guillermo del Toro dice che “preferirebbe morire” invece di usare l’AI in un suo film. Steven Spielberg con toni più urbani preferisce la creatività umana, ma non si sbilancia sul futuro, non si sa mai. Tra i favorevoli e i contrari, probabilmente si troverà un punto di mediazione e l’AI farà lo stesso effetto delle immagini sinteticamente generate: insopportabili se prese fuori dal contesto; invisibili – o quasi – se accompagnate dal tocco umano. Parlando di Soderbergh, non possiamo non ricordare le cineprese digitali che all’inizio non parevano adatte al cinema. Poi qualcuno ha girato film con l’iPhone, le macchine da presa digitali sono diventate lo standard, e nelle mani dei registi bravi non paiono un surrogato. Forse succederà anche con l’AI . Il pericolo, scrive il Guardian , sta nell’invasione di film mediocri. Ma già ce ne sono parecchi in circolazione. Le nuove tecnologie potrebbero consentire a molte più persone l’accesso al cinema, dicono. E qui arriva il brivido. Non abbiamo bisogno di altri dilettanti allo sbaraglio . Il cinema è sopravvissuto alla rivoluzione del sonoro, ce la farà anche stavolta.
Go to News Site