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Borgonzoni ottiene da Giuli le dimissioni di uomini di Mollicone | Collector
Borgonzoni ottiene da Giuli le dimissioni di uomini di Mollicone
Il Foglio

Borgonzoni ottiene da Giuli le dimissioni di uomini di Mollicone

La relazione dei tre, si sa, è complicata. O forse, direbbero i colti, la relazione è persino tossica. Non foss’altro perché questo ménage è tutto tra uomini e donne della Cultura italiana. Tra Commissione Cultura alla Camera e Ministero della Cultura al Collegio romano. Là dove una senatrice leghista, Lucia Borgonzoni , è al vertice. La sottosegretaria al Mic in quota Carroccio non ama infatti che le sue “competenze” (cinema e audiovisivo) siano insidiate. Men che meno da due maschi della destra italiana che saranno anche dandy o dottori, ma che di cinema è meglio tacciano. Di cinema non si devono occupare. Alessandro Giuli e Federico Mollicone, quindi – due che non si sono mai tanto amati ma che pure avevano imparato a convivere – hanno raccolto la rabbia e l’orgoglio di Lucia. Al punto che, dopo la bocciatura del documentario su Giulio Regeni, la sottosegretaria ha chiesto al suo ministro un dazio. Un balzello, per così dire, dopo l’intromissione più o meno verosimile (ma comunque smentita) dell’onorevole Mollicone. Ed ecco allora le epurazioni. Ecco le prime dimissioni dello scrittore Pier Luigi Manieri dalla commissione “esperti” (loro che decidono come stanziare i “contributi selettivi” di accesso al tax credit). Manieri, considerato emanazione di Mollicone, si è dimesso il 16 aprile con effetto immediato e senza possibilità di revoca. Poco dopo, però, il secondo capro. Le seconde dimissioni più stravaganti, forse, e sinora inedite. E’ accaduto infatti che Giuli abbia chiesto a Carlo Prosperi – anch’egli uomo di “Mollica” – di levare le tende. Prosperi, che del deputato meloniano è il capo segreteria, ha dovuto abbandonare il cda dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale. Un addio impensato, visti gli ottimi rapporti dell’uomo con il partito e col Ministero. Un commiato che, da quanto risulta al Foglio, è arrivato dopo le richieste accorate di lei. Della custode del cinema italiano cui sempre si rimproverano rapporti intimi, e quasi famigliari, con Chiara Sbarigia. E cioè con la presidente dell’Istituto Luce di Cinecittà e dell’Associazione produttori audiovisivi. In sintesi: la sala cinematografica è l’orto chiuso di Lucia Borgonzoni. Che con Giuli ha rapporti sì difficili, ma con Mollicone ha rapporti pessimi. Comunque, di certo c’è che se il Mic non è Hollywood né Hollywood Party, il film andrà avanti. Il ministro, intanto, ha comunicato ieri che non sarà a Venezia nelle giornate di pre-apertura dell’esposizione d’Arte della Biennale, né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione il 9 maggio. Depennata la Serenissima, potrà tornare al suo maremoto. E dedicarsi al triangolo che però segna il lato più critico tra Borgonzoni, esautorata, e Mollicone costretto a far scasare i suoi. La senatrice, a onor del vero, gestisce cinema e audiovisivo dall’èra di Bonisoli e Franceschini, ministri della Cultura. E da par suo, il presidente della commissione alla Camera non è mai andato al ministero che, secondo la vulgata, era la sua terra promessa. Anzi, la sua Fiume (Alla festa della rivoluzione!). Ma le relazioni sono difficili. E il potere non è mai una festa. Al momento, semmai, è una testa. Meglio: due teste. Le teste di due uomini che con le dimissioni pagano, per dirla con Daniela Santanchè, i conti salati di qualcun altro.

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