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Voglio vedervi a non tifare Italia dopo il ripescaggio | Collector
Voglio vedervi a non tifare Italia dopo il ripescaggio
Il Foglio

Voglio vedervi a non tifare Italia dopo il ripescaggio

Ho bisogno di tornare a immergermi nella bionda perché c’è molto per cui brindare questa settimana, roba da coma etilico per i prossimi tre giorni. Innanzitutto, fatemi alzare una pinta alla dirigenza del Chelsea : restano una sorta di Zamparini 2.0, hanno licenziato più allenatori loro di quanti brandy ho trangugiato io domenica scorsa durante Manchester City-Arsenal, ma il fatto di essersi resi conto per tempo dell’inutilità del pettinatissimo Rosenior, uno bravo al massimo a scrivere editoriali woke sul Guardian, è un merito non da poco. A proposito di City-Arsenal, i meno sbronzi tra i miei lettori ricorderanno di quando, mesi fa e col vento che soffiava nelle vele dei Gunners io avessi scritto che le possibilità di un suicidio sportivo di Arteta erano molto alte. Detto, fatto. La squadra entra ora nella settimana dell’anno che può trasformarsi in incubo eterno per giocatori, manager, dirigenza e soprattutto tifosi: raggiunto in classifica dalla squadra di Pep, e al momento secondo per il minor numero di gol segnati, l’Arsenal se la vede oggi con il Newcastle – che non ha più molto da chiedere al campionato, quindi vincerà – e martedì contro l’Atletico Madrid in Champions League. Lo psicodramma è apparecchiato. Avvertite gli psicoterapeuti di Londra e dintorni. Il terzo brindisi (nel frattempo ne ho fatto un secondo per i fatti miei, problemi?) lo faccio agli italiani e alla loro paraculaggine: da quando il Financial Times ha scritto che l’uomo di Trump a Roma avrebbe chiesto alla Fifa di far giocare gli Azzurri al Mondiale al posto dell’Iran è tutto un “non lo meritiamo!”, “vergogna, ripescati da Trump no!”, “se andiamo al Mondiale così non seguirò più il calcio” e tutta una serie di ipocrisie che verranno spazzate via nel momento in cui davvero la vostra Nazionale dovesse essere ripescata in stile lucky loser del tennis. Non succederà, ma se succede voglio proprio vedervi a dire “no, non tifo gli Azzurri al Mondiale”. Mondiale che si annuncia una delle più grandi pagliacciate di marketing di sempre, tra l’altro: oltre alle pause pubblicitarie durante le partite, leggo che l’intervallo della finale durerà 25 minuti per permetter ai Coldplay di suonare. Ennesima cazzata copiata dagli Stati Uniti, un paese che pratica sport che sono caricature grottesche di sport nobili come il rugby e il cricket solo per avere la scusa di mangiare hot dog sugli spalti. Col tempo si sta trasformando l’appuntamento calcistico più bello del mondo in una buffonata in cui il calcio ha un ruolo sempre più minoritario.

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