Il Foglio
Washington . “Sembrava che qualcuno avesse fatto cadere un vassoio”, dice Raquel Krähenbühl, giornalista brasiliana, descrivendo il momento in cui ha sentito gli spari. “Poi la polizia in assetto antisommossa è entrata di corsa e molti si sono buttati sotto i tavoli ”. Krähenbühl si trovava nella sala da ballo dell’hotel Hilton di Washington quando il Secret Service, le guardie del corpo del presidente degli Stati Uniti, ha circondato Donald Trump e lo ha scortato fuori dal palazzo dove si stava svolgendo la White House Correspondents’ Dinner, alla presenza della first lady Melania Trump, dei principali ministri dell’Amministrazione e di circa 2.600 ospiti in abito da sera. Era all’incirca l’ora dell'insalata. Era la prima volta che Trump partecipava a questa cena, nell’albergo che soprannominato “Hinckley Hilton”, dal nome dell’uomo che nel 1981 sparò all’allora presidente Ronald Reagan. E quello di sabato sera era – stando ai conti che molti facevano mentalmente accovacciati sul pavimento – il terzo tentativo di attentato a Trump. “Eravamo a metà della prima portata quando sono risuonati gli spari. In migliaia ci siamo gettati a terra e nella sala è calato il silenzio. Non ero preoccupata: eravamo in uno dei luoghi più presidiati e armati di Washington, dato che il presidente era presente. Ma fa riflettere il fatto che l’attentatore sia riuscito ad avvicinarsi così tanto”, dice Molly Martinez, reporter di Gray Television, protagonista del video diventato celebre in cui si vede una giornalista afferrare una bottiglia di prosecco prima di allontanarsi dalla sala: “Peccato per tutto quel cibo andato sprecato”. (Chkhikvadze segue a pagina quattro) La White House Correspondents’ Dinner è una tradizione annuale di Washington: una serata in abito formale in cui giornalisti, politici e personaggi dello spettacolo si riuniscono per festeggiarsi, punzecchiarsi e farsi vedere. E’ al tempo stesso una cerimonia di premiazione per la stampa e uno spettacolo mondano, si tiene ogni primavera e anima il circuito delle feste della capitale per un intero fine settimana. C’erano molte facce da Mar-a-Lago e tanti Martini, finché, come si dice qui, things went south, le cose sono andate storte. La sicurezza all’evento era rigida . Per raggiungere l’Hilton bisognava scendere dall’auto quattro isolati prima e risalire la collina a piedi, passando i controlli in più punti. I manifestanti avevano circondato il perimetro: protestavano contro la tradizione che mette insieme stampa e istituzioni, chiedendo la fine della guerra in Iran e la liberazione della Palestina. Mi trovavo sopra la sala da ballo, nella lobby dell’albergo, dove mi ero spostata dopo l’evento organizzato dall’Abc assieme ad altri colleghi, quando ha cominciato a circolare la voce degli spari e di un attentatore. Il fine settimana funziona così: le testate organizzano i propri eventi all’interno dell’Hilton – tra cui il Washington Post, Abc, il Wall Street Journal – trasformando l’intero weekend in un giro di feste tra politica e mondanità. I giornalisti che si frequentano comunque ogni settimana si scattavano selfie e bevevano, chiacchierando di abiti e di Donald. Prima che tutto degenerasse, era una serata tipicamente washingtoniana. I funzionari si muovevano con disinvoltura nella lobby e le file per il red carpet si allungavano, con gli ospiti che cercavano di farsi fotografare sul palco. Poi la voce di un active shooter ha cominciato a diffondersi tra la folla, seguita da agenti pesantemente armati che correvano su e giù per le scale dell’albergo, scortando fuori i dignitari senza dare alcuna indicazione agli altri ospiti disorientati, fermi a guardare. La gente sostava – chi fumava fuori, chi girava per l’ingresso principale e la lobby – mentre la sala da ballo, con i giornalisti ancora dentro, veniva sbarrata dal Secret Service. Una delle persone rimaste intrappolate all’interno temeva si trattasse di un attacco terroristico su larga scala. “Riuscivo a vedere le scarpe degli altri mentre mi abbassavo sotto il tavolo. Avevo la sensazione che fosse solo l’inizio”, dice: “Pensavo potesse andare peggio”. Negli Stati Uniti le esercitazioni per situazioni di attacco armato sono all’ordine del giorno, dalle scuole ai luoghi di lavoro. Eppure, mentre le voci si propagavano in un edificio pieno di giornalisti e funzionari, regnava la confusione più totale. Nessuno sapeva cosa stesse succedendo né cosa fare. Una reporter, nel tentativo di uscire dall’albergo, si è fermata di colpo: “Oh, ho dimenticato l’ombrello”, ha detto. Gli amici l’hanno convinta che l’ombrello era l’ultimo dei suoi problemi: “Corri”. Alla fine è stato lo stesso presidente a fornire alla stampa le informazioni più precise su quanto era accaduto. L’aggressore si era precipitato oltre i metal detector nel momento in cui il Secret Service stava smontando le attrezzature, aprendo il fuoco e colpendo un agente . Era stato rapidamente immobilizzato e arrestato sul posto. Diversi media lo hanno identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, californiano, armato di fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli. Si è saputo nella giornata di ieri che aveva scritto un manifesto anti trumpiano e “anti cristiano”, come è stato definito dallo stesso Trump in una conversazione con Fox News. Quello che si è svolto nella lobby e nei corridoi dell’Hilton era a metà tra un thriller di Netflix e una commedia surreale. “Mentre lasciavo l’edificio, ho visto il vicepresidente J. D. Vance portato via attraverso una porta di servizio”, ha raccontato un ospite della serata. “Perché lo abbiano fatto uscire dal retro, non saprei”. Fuori, mentre gli ospiti correvano nei loro abiti da sera verso la salvezza, un manifestante vicino all’uscita ha urlato: «I negazionisti del genocidio da questa parte, i pedofili dall’altra”. “Bisogna amare la libertà di parola in America”, ha commentato un amico. Per fortuna la serata non ha fatto vittime : l’agente del Secret Service colpito è stato dimesso dall’ospedale. Con il passare delle ore, le strade intorno alla Casa Bianca sono state chiuse, paralizzando i movimenti in tutta la città e lasciando gli ospiti delle altre feste del weekend bloccati, cocktail alla mano, impossibilitati a tornare a casa. Trump ha tenuto una conferenza stampa alla Casa Bianca, costringendo i giornalisti a tornare al lavoro, per quello che probabilmente ricorderemo come il briefing più elegante di sempre. Verso mezzanotte, quando la situazione si era ormai calmata, molti dei partecipanti alla cena hanno finito per convergere all’evento di Time, nella residenza dell’ambasciatore svizzero, dove i drammatici sviluppi della serata sono stati discussi, raccontati e elaborati davanti a margarita piccanti. “Fare il presidente è una professione pericolosa”, ha detto Trump ai giornalisti. E’ uscito indenne da quello che sembra essere il terzo tentativo di attentato. Ani Chkhikvadze
Go to News Site