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Il Franchi non è più una fortezza
Il Foglio

Il Franchi non è più una fortezza

Lo Stadio Artemio Franchi, storica roccaforte della Fiorentina, ha perso il suo fattore campo: con il pari di ieri, in questa stagione i viola hanno conquistato 19 punti su 37 in casa, poco più del 50 per cento, contro il 65 per cento degli anni precedenti, a fronte di ben 6 sconfitte e appena 4 vittorie interne. Non è solo un calo. È un cambio di natura. L’impatto tra mancati ricavi e spazi vuoti Il motivo è sotto gli occhi di tutti. I lavori di restyling , avviati per adeguare l’impianto a Euro 2032 , hanno ridotto la capienza da 43.147 a circa 24.786 posti, chiuso e riposizionato settori simbolo come la Fiesole e parte della Maratona, riscrivendo la geografia del tifo. La Ferrovia è la nuova curva del tifo organizzato, in un angolo del tutto irrituale dello stadio. Un tifoso della Maratona, oggi spostato nel parterre, parla di “vuoto forzato” tra percorsi diversi, nuove visuali e abitudini spezzate dai continui lavori. Anche il settore ospiti, tra restrizioni e divieti, in campionato è spesso rimasto quasi vuoto. La Fiorentina stima un impatto negativo di 16,8 milioni di euro nelle prime tre stagioni tra biglietteria e ricavi commerciali. Ma il problema non è solo economico. È ambientale. Perché nel frattempo le regole cambiano a seconda della competizione. In Serie A si stringe, si limita. In Europa no. Chiuso per gli ospiti, tranne che in Europa Il regolamento Uefa impone almeno il 5 per cento dei posti ai tifosi in trasferta. Al Franchi significa circa 1.200 biglietti. In uno stadio dimezzato non è un dettaglio, è una presenza. Si è visto nelle partite europee. Contro il Betis nella semifinale di Conference League dello scorso anno e, in questa stagione, contro AEK Atene, Jagiellonia e Crystal Palace, il settore ospiti era pieno mentre il resto dello stadio sembrava fare da cornice a un’opera incompiuta. Una pessima pubblicità per il calcio italiano sugli schermi europei. Per il ritorno dei quarti contro gli inglesi, il Palace ha registrato il sold out e ha ottenuto anche qualche biglietto in più. In televisione il colpo d’occhio era evidente: uno stadio a metà, con le gru sullo sfondo. L’effetto si è sentito anche in campo. Se in Serie A il rendimento casalingo è sceso in una stagione in cui i punti erano più preziosi che mai , nelle coppe il Franchi ha perso la sua funzione: mettere pressione. Il Como ha vinto in Coppa Italia in un’atmosfera ovattata, in Conference League gli avversari hanno giocato senza attrito. Non è solo un’annata storta. È l’ennesima stagione svuotata nella sua essenza, ovvero il tifo di una piazza appassionata . La Fiesole spostata in Ferrovia pesa, e lo stadio somiglia più a un’infrastruttura in transizione che a un campo ostile. Un cantiere con le partite dentro Il pubblico non è sparito. Il calore di Firenze c’è, si sente nei momenti più caldi e nelle reazioni. Anche ieri contro il Sassuolo. Ma non basta. Senza continuità, senza pressione, il fattore campo diventa un ricordo. Questo è l’anno del centenario viola, ma la nuova Curva Fiesole non sarà pronta per agosto. I lavori del primo lotto dovranno essere conclusi entro il 30 aprile 2027: troppo tardi per la prossima stagione. Nel frattempo il Franchi resta un’opera aperta con un’identità sospesa tra polvere e vuoti mai coperti da un telone. Le tensioni tra proprietà e Comune hanno fatto il resto , rallentando una soluzione che resta incerta, anche se qualcosa si muove sul fronte della concessione e di un possibile intervento finanziario diretto del club per i lavori ancora necessari sull’opera di Nervi. Il restyling dovrebbe restituire uno stadio moderno entro il 2029, anche in vista di Euro 2032. Nel frattempo resta una domanda meno retorica di quanto sembri: quanto costa perdere il proprio stadio, prima ancora di ricostruirlo? Perché senza fattore campo, il Franchi non è più una fortezza. È un cantiere con le partite dentro.

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