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"Garantire l'incolumità della brigata ebraica è un tema democratico". Parla Aniasi (Fiap) | Collector
Il Foglio

"Garantire l'incolumità della brigata ebraica è un tema democratico". Parla Aniasi (Fiap)

“Quello che è accaduto in alcune piazze del 25 aprile 2026 è una ferita aperta, e come tale va guardata in faccia, senza infingimenti ”. Così in riferimento alle aggressioni a simboli ebraici e ucraini ha denunciato un duro comunicato stampa della Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane ( Fiap ). Organizzazione nata nel 1949 su iniziativa di Ferruccio Parri per raccogliere gli ex-partigiani provenienti dal Partito d'Azione e dall'area laico-socialista, in rottura con un'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia ( Anpi ) che era nata in teoria per raccogliere tutti, ma era poi diventata uno strumento del Pci e della sua linea filo-sovietica. Per ragioni analoghe anche i partigiani cattolici e moderati avevano fatto scissione, per costituire quella Federazione Italiana dei Volontari della Libertà ( Fivl ) il cui promotore fu Enrico Mattei. Ricorda il segretario della Fiap Luca Aniasi al Foglio che, pur in un clima di guerra fredda per cui i partigiani si spaccarono fra tre associazioni differenti, “le manifestazioni del 25 aprile le facevano tutti assieme, in modo tranquillo”. Adesso, invece, “a Roma la comunità ebraica e la brigata ebraica, che tra l'altro non sono necessariamente coincidenti, non partecipano alle manifestazioni del 25 aprile da vari anni, perché di fatto non è tecnicamente possibile garantire la loro incolumità. E questo la dice lunga su un tema democratico che non può essere ignorato. A Milano ci siamo arrivati con qualche anno di ritardo, ma la situazione è ora la medesima”. E poi “le bandiere ucraine strappate a qualcuno che ci ha preso anche qualche percossa è un altro tema allucinante, se vogliamo, perché se c'è un posto al mondo in cui si sta verificando una guerra di liberazione o una resistenza la cui origine e la cui etica sono le medesime della Resistenza italiana, è proprio l'Ucraina!”. E il presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo annuncia anche querela contro il presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi . “Assurdo! Il presidente della comunità ebraica di Milano ti rivolge un'accusa, 'la liberazione c'è stata anche per sconfiggere le leggi razziali'. Al posto di dire: 'No, ferma, ci incontriamo, ci parliamo', tu dici 'ci vediamo in tribunale'! Puoi anche ritenere non fondate quelle accuse, ma non puoi non interrogarti sul perché arrivano, o comunque non parlarne, anche se pensi che questa persona stia strumentalizzando”. L'Anpi continua comunque a essere un'associazione ex combattentistica, che prende fondi pubblici. Come la Fiap, del resto. È corretto per una organizzazione del genere trasformare un'iniziativa che in origine era istituzionale in una manifestazioni di parte? “Non conosco il bilancio dell'Anpi e quindi non so come utilizza i fondi pubblici. Noi, per esempio, li utilizziamo solo per promozione di attività culturali. Cerchiamo oggettivamente di limitarci a fare il nostro mestiere, che già non è facile, con un presidente del Senato che continua a equiparare i resistenti con gli alleati dei nazisti. Io comunque il 25 aprile non l'ho fatto a Milano, ma a Modena, dove sono stato oratore in una piazza bellissima. Perché poi una delle cose che mi fa profondamente dispiacere è che con i fatti di Milano, soprattutto, e anche con i fatti sporadici di alcune altre città, si nasconde tutto quello che avviene nel tessuto di un paese in cui in centinaia di comuni vengono organizzate manifestazioni bellissime, tranquille, pacifiche, unitarie. Nella provincia di Modena ci sono state la Repubblica partigiana di Montefiorino e il campo di Fossoli. Se il presidente del Senato equipara le due cose, non possiamo non dire che abbiamo un problema”. Quindi l'idea che bisogna smettere col fare le manifestazioni del 25 aprile unitarie potrebbe non riguardare la gran parte d'Italia? “Abbiamo avuto questi gravi problemi a Roma, a Milano e a Bologna. Ma abbiamo avuto anche tante situazioni in cui la cosa invece funziona bene. A me questa proposta di fare ognuno manifestazioni per conto suo è stata fatta, ma io ho risposto che saremo a Milano perché la nostra piazza è quella lì. È quella la piazza del Cln. Anche i partigiani nel Cln tra di loro litigavano spesso, ma alla fine si arrivava a una composizione. Bisognerà forse ripartire dal capire cosa non ha funzionato. Ad esempio, si può pensare di togliere dal campo tutti gli altri temi che non c'entrano nulla con il 25 aprile. Sfilate per la Palestina si fanno tutti i giorni: non c'è bisogno di farle anche il 25 aprile. Il 25 aprile non deve servire a fare gli antagonisti in generale, ma solo gli antagonisti al fascismo”. L'Anpi comunque dice di voler decidere quali bandiere si portano e quali no. “Mentre parlavo a Modena ho visto in piazza due bandiere della Repubblica Islamica dell'Iran. Che cosa avrei dovuto fare? Dire 'no, tu vai via, perché provo orrore nei confronti di quel regime che ha ucciso decine di migliaia di persone in pochi mesi?' Ho continuato a parlare”. La proposta? “Bisogna ricominciare a lavorarci profondamente su questa festa, andando a recuperare dove funziona. E devono essere molto più coinvolte le istituzioni, a partire dai comuni”.

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