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Tutti gli onori di Putin aTeheran
Il Foglio

Tutti gli onori di Putin aTeheran

Mentre il presidente americano, Donald Trump, incontrava i suoi esperti nella Situation room per avere aggiornamenti su come procedere in medio oriente, valutare una proposta iraniana per riaprire lo Stretto di Hormuz; il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi incontrava a San Pietroburgo il capo del Cremlino, Vladimir Putin. Per Araghchi si è trattato della terza tappa di un viaggio negoziale iniziato venerdì in Pakistan, dove sarebbero dovuti arrivare anche gli emissari americani Jared Kushner e Steve Witkoff ma la trasferta dei due è stata annullata all’ultimo momento, proseguito in Oman e conclusosi ieri, in Russia. Le tre tappe disegnano la rotta delle alleanze dell’Iran e anche delle aspettative del regime che non vuole negoziare alle condizioni americane. Arrivato a San Pietroburgo, Araghchi ha detto a Putin che il presidente americano chiede di negoziare perché non ha raggiunto nessuno degli obiettivi e si è lamentato che “le abitudini distruttive, le richieste irragionevoli e i frequenti cambiamenti di posizione” degli Stati Uniti stanno rallentando il processo diplomatico. Araghchi si è vantato della forza iraniana e anche dei suoi alleati: “Nell’ultima guerra è parso evidente che l’Iran ha grandi amici e alleati come la Russia; vi ringraziamo per la vostra posizione e il vostro sostegno”. La visita era voluta anche da Mosca, che vede la guerra in medio oriente in modo molto diverso da Donald Trump: per Putin quello che accade in Iran offre vantaggi o svantaggi per l’esercito russo in Ucraina, per il presidente americano i due conflitti sono estranei l’uno all’altro. Il capo del Cremlino vuole usare la guerra americana contro la Repubblica islamica a proprio vantaggio sia militare sia diplomatico e in questo ultimo anno ha più volte tentato di presentarsi a Trump come un mediatore abile, in grado di creare le condizioni per un accordo con Teheran. Putin si avvale dell’Iran per aumentare il suo, già ampio, potere di persuasione con Trump. La Casa Bianca e il Pentagono hanno sminuito il sostegno russo agli iraniani e adesso Mosca dice di avere idee per concludere la guerra. Accogliendo Araghchi, però, Putin non sembrava un mediatore, si è comportato da alleato, lodando “il popolo iraniano che sta combattendo con coraggio ed eroismo per la propria sovranità”. Il capo del Cremlino si è augurato che “il popolo iraniano superi questa prova” e ha trasmesso i suoi “migliori auguri” alla Guida suprema Mojtaba Khamenei, di cui nessuno conosce il vero destino: non parla, non si mostra, l’unica sicurezza è che è stato colpito in modo pesante, a un passo dall’eliminazione. Putin ha detto che farà sempre di tutto per il bene dell’Iran e, mentre lui e Araghchi si scambiavano complimenti, nessuna delle idee della Russia sul cessate il fuoco è trapelata. Nessuno cede. Gli iraniani sono convinti che con lo Stretto di Hormuz in pugno non debbano accontentare gli americani in nessuna delle loro richieste. Per gli americani è impossibile dichiarare chiusa la guerra senza il raggiungimento di almeno uno degli obiettivi per cui è iniziata e il più importante fra tutti è il progetto nucleare di Teheran. L’ultima proposta che Teheran avrebbe mandato agli americani riguarderebbe, secondo Axios, lo sblocco dello Stretto di Hormuz in cambio del congelamento dei negoziati sul nucleare. Gli Stati Uniti non possono accettare la libera navigazione nello Stretto come punto finale della guerra, perché le minacce iraniane al commercio del greggio globale sono state una rappresaglia di Teheran che, in svantaggio militare, ha usato azioni asimmetriche per ricattare Washington, i paesi del Golfo e anche gli europei. Il nucleare deve rimanere al centro e Mosca ha già detto di essere disposta a prendere le scorte di uranio di Teheran e portarle in Russia, come già accaduto nel 2015, quando la Repubblica islamica siglò il Jcpoa, l’accordo sul nucleare durante l’Amministrazione Obama e da cui Trump si ritirò. Mosca in queste settimane ha offerto copertura diplomatica all’Iran alle Nazioni Unite, ha posto il veto alla risoluzione partita dai paesi del Golfo in cui si chiedeva di cooperare per la riapertura di Hormuz. Ieri Putin avrebbe potuto lasciare al suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov l’onere di incontrare un omologo, invece lo ha accolto di persona.

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