Il Foglio
Si può essere un alto funzionario europeo, universalmente riconosciuto come competente e negoziatore di successo, ed essere licenziato in tronco per aver cercato di fare l’interesse dell’Unione europea e per aver detto la verità. E’ quanto accaduto a Sabine Weyand, il capo della direzione generale Commercio della Commissione, che è stata appena mandata in esilio da Ursula von der Leyen, fondamentalmente per lesa maestà . La presidente della Commissione mercoledì ha proceduto a un mini-rimpasto ai vertici dell’amministrazione dell’istituzione. Weyand è stata rimossa dalla direzione generale Commercio per un incarico simbolico che le permetterà di insegnare all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. La colpa? Alla fine di agosto 2025 Weyand ha detto la verità sull’accordo sui dazi concluso da von der Leyen con Donald Trump : la presidente e il commissario Maros Sefcovic non hanno nemmeno cercato di negoziare, ma hanno accettato un accordo penalizzante per paura che gli Stati Uniti abbandonassero la partnership di sicurezza con l’Ue. Davanti al Parlamento europeo Weyand ha anche spiegato che l’accordo con Trump non rispetta le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. La smentita della narrazione ufficiale di von der Leyen su un accordo concluso per creare stabilità e prevedibilità, nel rispetto dei princìpi dell’Ue, non poteva rimanere impunita. Così funziona la Commissione sotto la sua attuale presidente: un regime verticale in cui la correttezza e l’indipendenza non sono più tollerate . Con una carriera di 30 anni alle spalle, Weyand ha condotto insieme a Michel Barnier i negoziati sulla Brexit, strappando un accordo favorevole all’Ue. Ha firmato o concluso gli accordi commerciali con Mercosur, India, Indonesia e Australia . Con Trump Weyand aveva preparato una risposta dura per preservare gli interessi europei. Von der Leyen ha preferito proteggere gli interessi dell’auto tedesca. Sta tutta qui la differenza. Una ha una visione europea. L’altra ha occhi solo per la Germania.
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