Il Foglio
"Con amarezza e stupore dobbiamo registrare la decisione del Pd di astenersi sul voto al ddl per Roma Capitale . La scelta colpisce molto soprattutto perché dentro al testo ci sono anche le proposte presentate dal sindaco di Roma Gualtieri ". Lo scrive in una nota feroce Giorgia Meloni. Il Pd si è appena astenuto a Montecitorio sul disegno di legge costituzionale per Roma Capitale, il provvedimento per dotare Roma di poteri legislativi speciali . Oltre all'astensione dem (e di Italia viva), il testo ha incassato il sì della maggioranza, quello di Azione, il no di Movimento 5 stelle e di Avs. Non abbastanza per arrivare alla maggioranza dei due terzi necessaria per approvare una riforma costituzionale senza bisogno del referendum confermativo. L'ira della premier è tutta qui. Ora il testo andrà in Senato per il secondo voto (su quattro) necessario all'approvazione. Ma dopo ieri l'obiettivo appare lontano. "Si è rotto un progetto condiviso", attacca la premier. Ed è categorica: "A questo punto mi pare che non ci siano i margini per andare avanti con il provvedimento, che senza la maggioranza dei due terzi ha pochissime possibilità di diventare legge" . E la colpa, sostiene Meloni, è tutta dei dem che si sono defilati proprio sulla riforma scritta anche dallo stesso sindaco, Pd, Roberto Gualtieri. E infatti lui "è incazzato nero", raccontano in Transatlantico. Anche se nel comunicato del primo cittadino i toni sono ben più pacati: " Sarebbe stato auspicabile un consenso più ampio ". A pesare sullo strappo del Pd è la linea scelta da Elly Schlein sulla riforma e la sua volontà di non concedere nulla a Meloni, appellandosi anche ai cavilli . Della serie: se Meloni vuole una riforma condivisa, senza passare per il referendum, deve ascoltarci fino alle virgole. Ma era proprio questo il motivo per cui il testo è stato redatto con ampie interlocuzioni. Lo dice la stessa ministra per le Riforme Maria Elisabetta Casellati al Foglio: "Siamo arrivati ad accogliere tutte le richieste delle opposizioni. L'astensione del Pd è uno schiaffo non solo al sindaco, ma a tutti i romani". Il trauma della vittoria del "No" è troppo fresco e seppur il ddl è stato scritto prima del disastroso 22 marzo scorso, ora l'ipotesi di arrivare a referendum sembra fuori discussione. A maggior ragione se riguarda solo Roma. Lo ha ricordato Roberto Morrassut , nella sua dichiarazione di voto: "L'Italia fatica a considerare Roma come la sua capitale, la sentiva e la sente lontana, capace di prendere senza restituire e troppo assimilata al potere". Il deputato romano, che si dice avrebbe voluto votare a favore della riforma, cita il compromesso storico e parla di astensione "costruttiva". Schlein "non vuole distanziarsi troppo dagli alleati del campo largo", ma nemmeno ostacolare del tutto la riforma voluta dal suo sindaco di punta. Chiediamo i motivi. Matteo Orfini dice: "Non ho seguito il dossier". Claudio Mancini , braccio destro (e sinistro) del sindaco Gualtieri, non si fa vedere in Transatlantico. E quindi tocca a Simona Bonafé , dalla commissione Affari costituzionali, spiegare al Foglio le ragioni ufficiali che hanno spinto all'astensione: "Serve che si avvii l'iter parallelo della legge ordinaria che garantisca i mezzi e le risorse necessarie per attuare la riforma in sé e per sé. Altrimenti si vende solo fuffa". Insomma, il Pd rimanda la palla dall'altro lato dicendo: votavamo la riforma solo con un'intesa già chiusa al tavolo parallello sulla legge che avrebbe dovuto tradurla in realtà. L'ultima riunione di questo tavolo si è svolta diverse settimane fa. Nessuno stallo, si aspettava il voto di oggi. "Ora si riuniranno di nuovo e si andrà avanti", dice il deputato di Fratelli d'Italia Marco Perissa al Foglio. Il vero stallo inizia ora, in attesa del prossimo passaggio parlamentare. Dal Pd assicurano che, se ci sarà la legge ordinaria parallela, la riforma incasserà anche il loro sì. "È questa la posizione di Schlein", dice ancora Bonafé. Mentre si discuteva di riforme la segretaria dem ha fatto un blitz nella sala stampa della Camera, per una protesta di alcuni sindaci di diversi paesi di montagna . "Parlo solo di questo, non di altro", dice. Silenzio. L'obiettivo di una riforma bipartisan appare più lontano. E il testo è sacrificato per salvare la compattezza del campo largo, d'altronde le elezioni per il rinnovo del Campidoglio saranno parallele alle politiche. Con buona pace di tutti, anche del sindaco tiktoker Gualtieri .
Go to News Site