Il Foglio
Lo stretto di Hormuz, gli spari sul 25 Aprile, la grazia a Minetti, lo sforamento di Giorgetti, la Biennale dei russi, “arbitropoli” e altre fregnacce giudiziarie. Persino re Carlo che torna a riprendersi le Colonie che sono sue: altro che No Kings: se non era per noi parlavate ancora francese. Insomma tutto concorre a questo caos globale in cui non ci si raccapezza . Ma allo stesso tempo, come dice san Paolo ai Romani, “tutto concorre al bene”. E che lo dica proprio ai romani, significa che il dono della profezia non gli mancava. Dunque: avete notato la mancanza di qualcosa, nell’indigesta mappazza del menù mediatico di questi giorni? Certo che sì, è sparito il Concertone . Il pletorico baraccone che da anni e anni, ogni Primo Maggio, minaccia per tre settimane prima e mezza giornata dopo di far cadere i governi, guidare la rivoluzione, resuscitare i Litfiba (presenti, eh!) o altri arnesi arrugginiti della canzonetta italiana. Quest’anno niente. Il Concerone ci sarà, ovvio: presentano Arisa e BigMama, mamma mia . Ci saranno Geolier, Emma, Ermal Meta, Irama, Madame e pure Fulminacci. Ma per una volta, l’egemonia culturale di Giorgia sembra aver funzionato: è il 30 aprile, e il Concerto non se l’è filato manco Landini.
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