Il Foglio
Ha aspettato una decina d’anni per parlare, in attesa dell’assoluzione confermata martedì dalla Corte d’appello di Bari. Antonio Azzollini era un politico importante di Forza Italia, presidente della commissione Bilancio del Senato per 12 anni, fino a quando nel 2015 venne raggiunto da una richiesta d’arresto della procura di Trani per il crac della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie. Una decina di capi d’imputazione, tra cui l’associazione a delinquere. A destare scandalo fu una frase scioccante rivolta a una suora, che poi il processo ha dimostrato non essere mai stata pronunciata: “Da oggi in poi comando io, se no vi piscio in bocca”. Si aspettava il proscioglimento? “Sì, anche se l’appello ha riaperto l’istruttoria dopo l’assoluzione in primo grado e questo ha significato due anni di udienze. Ma alla fine lo stesso Procuratore generale ha stralciato l’impostazione accusatoria”. Questo è un altro aspetto un po’ paradossale. Dopo un tempo lunghissimo, dopo un processo di primo grado e dopo un ricorso della procura di Trani, è stata la Procura generale di Bari a chiedere il proscioglimento. Si potrebbe dire che è la dimostrazione che la giustizia funziona. “Io ho sempre avuto fiducia, mi sono difeso nel processo e non dal processo – dice Azzollini al Foglio – ma il tempo è importante. Sono passati 15 anni dai fatti. Tutti i danni si sono già manifestati al momento della richiesta di arresto, che come ha ribadito la Procura generale non doveva avvenire. In quel momento esatto la mia figura pubblica e la mia storia politica furono distrutte in maniera irreversibile”. Quando il caso giudiziario divenne scandalo politico, l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi prese posizione contro la richiesta d’arresto dicendo che “il Parlamento non è un passacarte della procura di Trani”. Il Senato votò contro l’arresto, in pieno boom del M5s sembrò un’autodifesa della “casta” politica. “Con il senatore Renzi le mie differenze politiche sono molto profonde, ma quella frase mi è sempre rimasta impressa perché suggella un’idea che condivido: non si può distruggere la vita di un politico, rappresentante del voto democratico, sulla base di un atto senza alcun contraddittorio. Il Senato lesse gli atti e votò a mio favore, assumendo una decisione molto ragionata, che trovò conferma poco dopo nella Cassazione che demolì l’impianto accusatorio e, dopo oltre dieci anni, nella sentenza di oggi”. L’inchiesta ebbe comunque degli effetti politici rilevanti, tra cui le dimissioni da presidente della commissione Bilancio, soprattutto per una frase oscena rivolta a una suora che le venne attribuita. “E’ una storia incredibile – risponde l’ex senatore – i due signori che mi attribuirono quella frase sono stati smentiti completamente dalla sentenza di primo grado e accusati di falsa testimonianza, ma la procura non ha mai proceduto. S i può dire che l’inchiesta è stata insabbiata. I due soggetti sono stati richiamati nel processo di secondo grado, sono venuti due volte, scrupolosi e attenti, e di nuovo sono letteralmente naufragati. Si è accertato definitivamente che quella frase che mi ha distrutto la vita non fu mai pronunciata. Mai nemmeno pensata, aggiungo io”. Nel frattempo Azzollini, che era stato anche sindaco di Molfetta, ha anche subìto un altro processo per il porto della città, in cui era accusato di una miriade di reati. Completamente assolto anche in quel caso, in primo grado e in appello. “Nessuno leniva capi d’imputazione, erano oltre venti per il porto di Molfetta e una decina per la Casa Divina Provvidenza. Tutti molto gravi, dall’associazione per delinquere in giù. Sono i due grandi processi importanti sia per il numero sia per la gravità dei reati, poi ne ho subìti altri di minori. La procura di Trani tutti i giorni un pensiero a me lo dedicava. Ma tutti si sono chiusi con un’assoluzione”. Si può dire che è stato un perseguitato. “Perseguitato non mi sento, ma certamente l’attenzione era così grande ed evidente che legittima qualsiasi pensiero possibile. Per mia formazione non sono un dietrologo, e per questo ho voluto parlare solo dopo il processo”. A Molfetta anche l’ultimo sindaco, Tommaso Minervini, avversario politico di Azzollini, è stato arrestato con l’accusa di 18 capi d’imputazione tra cui la corruzione sempre per vicende legate al porto. La Cassazione ha stabilito che non doveva essere arrestato. “Purtroppo è così, la giunta Minervini è caduta in seguito all’ordinanza cautelare nei confronti del sindaco e ora la città di Molfetta vota con un anno di anticipo. Il corso della politica è stato sistematicamente dettato dalle ordinanze della procura di Trani. Il ricorso contro la mia assoluzione è stato firmato direttamente dal procuratore capo Renato Nitti, io al suo posto farei una riflessione sul mio modo di lavorare. Sono distante politicamente da Minervini, ma gli sono solidale. Il garantismo per se stessi è normale, ma vale soprattutto per gli avversari”. E adesso, dopo dieci anni di processi, cosa fa? “Da oggi comincio a impegnarmi nella società civile e nelle istituzioni. Riparto da zero”.
Go to News Site