Il Foglio
Péter Magyar si insedierà come primo ministro dell’Ungheria il 9 maggio e ha già detto che rimetterà la bandiera dell’Unione europea davanti al Parlamento di Budapest , dove negli ultimi anni hanno sventolato soltanto le bandiere dell’Ungheria e della minoranza ungherese che vive in Transilvania. Durante la campagna elettorale, l’Ue si era messa in attesa, senza altri piani B se non la speranza che Magyar riuscisse a battere Viktor Orbán, leader del paese per sedici anni caratterizzati da attacchi continui a Bruxelles e soprattutto coordinamento con Russia e Cina. Magyar ha vinto, ha conquistato i due terzi del Parlamento e ieri per la prima volta è andato a Bruxelles, dove è stato accolto fra sospiri di sollievo e anche una grande curiosità dovuta nei confronti di chi è un fuoriuscito di Fidesz, il partito di Orbán. L’Ue in realtà alla vittoria di Magyar ha contribuito, congelando 17 miliardi di fondi europei . Per anni Orbán ha consolidato il suo consenso anche attraverso il denaro ottenuto da Bruxelles, non ha gestito bene i fondi, li ha spesso usati per mance al suo circolo politico. Comunque togliere 17 miliardi di euro a un’economia che arranca a causa delle scelte del primo ministro ha contribuito a creare un ripensamento negli ungheresi che, messi di fronte alle restrizioni, hanno considerato come la mala gestione dell'economia di Orbán fosse un problema molto più urgente della crisi di sicurezza di cui parlava il primo ministro per dire e a cui molti avevano sempre creduto: votate me, sono l’unico che può proteggervi da Kyiv e Bruxelles che vogliono portarvi in guerra. Magyar non ha un passato politico degno di nota, le istituzioni europee dovranno imparare a conoscerlo, c’è chi è scettico e chi predice grossi problemi con un “Orbán minore”, ma per il momento la rottura con il passato resta da celebrare. Il cambiamento non è piccolo, e presenta soltanto vantaggi sia per Bruxelles sia per Budapest.
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