Il Foglio
Bruxelles . La Commissione europea ieri ha aperto alla possibilità di autorizzare una delle misure più controverse del decreto bollette , anche se contraddice tutte le politiche promosse dall’Ue per contrastare la crisi dell’energia provocata dalla guerra in Iran. “La Commissione è pronta a valutare, caso per caso e fatti salvi diversi requisiti, misure temporanee, tra cui sovvenzioni al costo del combustibile nella produzione di energia elettrica da gas” , ha detto l’esecutivo di Ursula von der Leyen. E’ la sostanza di quanto previsto dal decreto bollette per neutralizzare il costo dei certificati Ets per le centrali a gas. I dettagli possono cambiare nei negoziati tra Roma e Bruxelles. Ma il fatto che la deroga, ritagliata su misura del governo Meloni, sia esplicitamente menzionata nel nuovo quadro temporaneo è indicativo di una tendenza: con von der Leyen gli aiuti di Stato, oltre a essere la principale risposta alle crisi, diventano “à la carte” . Ursula von der Leyen aveva già aperto alla richiesta di Giorgia Meloni di autorizzare il decreto bollette al Consiglio europeo di marzo, quindici giorni dopo che era iniziata la guerra in Iran, quando alcuni leader erano ancora convinti che sarebbe durata solo pochi giorni. Lontano dai microfoni, i funzionari della Commissione riconoscevano che il decreto bollette non era compatibile con le regole attuali dell’Ue. Né quelle sugli aiuti di Stato, né tantomeno quelle sugli Ets. Ora che la crisi dei prezzi dell’energia si sta protraendo – e von der Leyen dice che gli effetti della guerra potrebbero protrarsi “per anni” – gli effetti del decreto sono considerati ancora più dannosi . Solo una settimana fa, la Commissione aveva presentato una serie di raccomandazioni per accelerare l’elettrificazione, incrementare le rinnovabili e il nucleare, e ridurre la domanda di combustibili fossili. Il decreto bollette, con la neutralizzazione degli Ets, farebbe aumentare la domanda di gas, con un aumento dei prezzi del combustibile. Un altro dei suoi effetti secondari potrebbe essere di trasformare l’Italia in paese esportatore di elettricità a spese dei consumatori italiani, facendo aumentare ulteriormente il consumo di gas e le emissioni. Esattamente il contrario di quanto indicato dalla Commissione nelle proposte di appena una settimana fa per ridurre la domanda, oltre che nelle politiche per la transizione climatica. “Non vogliamo aumentare il consumo di gas”, ha assicurato ieri la vicepresidente della Commissione, Teresa Ribera, presentando il nuovo quadro sugli aiuti di Stato. Ma, più che pensare alle conseguenze dei sussidi al gas su consumi e prezzi, la Commissione vuole evitare che venga rimesso in discussione tutto il sistema Ets con una deroga per l’Italia. Per dare il via libera definitivo al decreto bollette l’esecutivo comunitario probabilmente chiederà di togliere i riferimenti all’Ets, di prevedere che il meccanismo sia temporaneo e di introdurre delle soglie in cui scattano i sussidi. Ribera ha indicato il “Tope iberico” – il tetto al prezzo del gas introdotto da Spagna e Portogallo nel 2022 – come potenziale modello. Un sussidio di 30 euro al prezzo del gas pagato dalle centrali oltre a una certa soglia – equivalente alla neutralizzazione dell’Ets, ma senza menzionare i certificati del sistema di scambio di quota delle emissioni – potrebbe passare il vaglio della Commissione. L’Italia non è il solo paese su cui è ritagliato il nuovo quadro temporaneo, con conseguenze sull’aumento della domanda dei combustibili fossili e sulle politiche di decarbonizzazione . La Germania ha ottenuto quel che chiedeva per le industrie ad alta intensità energetica che non sono coperte dalle quote gratuite di Ets: la quota degli aiuti ammissibili a regimi di riduzione temporanea dei prezzi dell’energia elettrica saliranno dal 50 al 70 per cento, senza che ci sia più l’obbligo di aumentare gli sforzi di decarbonizzazione. Per l’agricoltura, la pesca, il trasporto su strada, ferroviario e marittimo, gli Stati membri saranno autorizzati a compensare fino al 70 per cento dei costi extra sostenuti da un operatore a causa dell’aumento dei prezzi del combustibile e dei fertilizzanti. Per un operatore di piccole dimensioni negli stessi settori, i governi potranno optare per un regime di aiuti forfettario fino a 50 mila euro. I quadri temporanei non sono una novità per permettere agli Stati membri di rispondere alle crisi. Nel 2000 con il Covid e nel 2022 con la guerra russa in Ucraina, la Commissione aveva aperto i rubinetti degli aiuti di Stato con deroghe generalizzate per preservare alcuni obiettivi politici e una certa uniformità all’interno dell’Ue. Nel 2026 ha scelto un approccio diverso: adattare le deroghe alle singole richieste dei governi nazionali. Gli aiuti di Stato “à la carte”. Ribera ha spiegato che il quadro temporaneo “è quello che è stato chiesto al livello più allo politico e a livello di Stati membri”.
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