Il Foglio
Sì la guerra. Sì, sono settimane buie e bisogna dedicarsi alle cose serie in segno di gravità percepita e consolidata. Però come si faceva a non guardarle con occhi da pettegole. Camilla e Melania. Visita di stato dei reali inglesi ricevuti dai signori pacchiani Trump . Washington. Carlo con la sua malinconia scozzese, lo guardi e pure coi tanti meriti ecologici e diplomatici lo vedi, che è diventato troppo vecchio subito, sembra ancora in prova costume regnante. Non c’è modo, non riesco a considerarlo meglio: è il lungo tirocinio malriuscito di sua madre. Trump, invece, che dobbiamo ancora dire di Trump? Che è andato in malora e che ci porterà alla rovina. Per fortuna ci sono quelle due, insieme, un non-duello invisibile. Incarnano la risposta alla domanda “quanto si può sopportare?”, che è la migliore domanda del mercato degli adulti. Non ci importa niente della gara di eleganza, finita Carla Bruni all’Eliseo, finito tutto. Gara di potere, neanche a parlarne. Simpatia, per carità. Amore dei popoli: quella è una cosa riservata a pochissime vincenti, Michelle Obama e Kate di Windsor. Qui si parla d’altro. Melania e Camilla sono sorelle di sopportazione. Sono due sistemi nervosi e due scuole, una ha resistito per amore e l’altra per contratto. Procederemo quindi ai voti per categorie. Sacrificio dell’amore, controllo della faccia, resistenza all’umiliazione pubblica. Sacrificio d’amore Melania, voto 10. Melania vince anche in modo antisportivo. E’ a un livello superiore, è l’estranea vicino al vecchio arancione. Tutto in lei, ogni molecola di quel corpo fatto a forma di statua, prende le distanze. Camilla, voto 4. Ha sopportato molto, moltissimo, ma disponeva del Grande Anestetico: quel Carlo, nonostante tutto, lo amava. Controllo della faccia Melania, voto 10. Melania è la più grande esperta dell’uso della faccia al modo di barriera. Io non ho mai visto un viso che non comunica niente per tutto il tempo e per tutto il tempo ti rimanda radiazioni contrarie. In dieci anni di giornali, penso di aver trovato solo una sua seconda espressione, fotografata, tre giorni fa: quando sono partiti gli spari addosso al marito, la cena dell’attentato, è presa di profilo in un vago sbalordimento ma a fronte immobile. Camilla, voto 8. Il viso di Camilla è più inglese. Mi piace perché ci sono dentro il fastidio, il sarcasmo, la vecchiaia e una certa pazienza. E’ una faccia che dice: sì, va bene, anche questa, ora levatevi da davanti. E’ una faccia riconoscibile, con quei cattivi denti nazionali insalvabili che l’hanno aiutata sempre parecchio, perché non ne hanno mai fatto una completa megera, se sorride è un disastro, s’accomuna subito a noialtri inguaiati. Umiliazione pubblica Camilla, voto 10. Camilla recupera punti. E’ stata l’altra nella tragedia più greca e più fotografata del 900. Capite che corazza non comune si richiede: Camilla ha avuto contro Diana, che era un marchingegno della pietà e della tenerezza, apriva i rubinetti con quel sorriso triste, e ti faceva annegare nelle malinconie. Diana non moriva mai, non moriva da viva e figurarsi se sarebbe morta da morta. Disponeva del potere tremendo delle vittime belle: che le altre, poi, saranno solo dei ragni velenosi. Camilla non poteva vincere, non doveva nemmeno partecipare. Quella aveva gli occhi enormi all’ingiù dolci e infelici, il collo inclinato, il vestito bello, i bambini biondi, la solitudine, la nevrosi, la gente, Elton John. Camilla aveva Carlo, che era pure la prova a carico. Però è rimasta. Melania, voto 6. Umiliazione di tipo diverso. Le viene risparmiata la pubblica riprovazione tranne qualcosina da rampicante arricchita – la ruggine, con Donald, la fa l’esposizione quotidiana al teatro dei matti. Trump non umilia come Carlo: Carlo umilia per difetto mentre Trump per eccesso, straborda e accanto a lui non si pone nemmeno il problema di essere tradita, è un inghiottimento nelle sabbie mobili. Il vantaggio di Melania che si nota subito è che nessuno le chiede di soffrire perché il pubblico ha intuito il disgusto. Né accusa né compatimento. La somma del sentimento pubblico è zero. Zero, vicino a Trump, è un buon risultato. Per quello la proteggiamo – è salva, Melania.
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