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Altro che timori, il Salone del Mobile è stato un successone
Il Foglio

Altro che timori, il Salone del Mobile è stato un successone

Dopo le Olimpiadi invernali Milano porta a casa anche la Design Week imprimendo un senso positivo a questo scorcio del 2026 . A decretare il successo sono in primo luogo i numeri: 316.342 presenze per il Salone del Mobile – ospitato come sempre nella Fiera di Rho-Pero – con il 68 per cento di operatori esteri, 1.900 brand da 32 paesi, 6.039 presenze della stampa di cui 2.828 dall’estero. Cifre da capogiro anche per il Fuorisalone, l’altra gamba della settimana dedicata al design , che ha segnato +15 per cento di presenze con oltre 500 mila visitatori e 1300 eventi. Risultati tutt’altro che scontati alla vigilia nonostante la fiducia in una macchina collaudata (la prima edizione del Salone risale al 1961, quella del Fuorisalone è del 1990). A suscitare le maggiori preoccupazioni c’era l’instabilità internazionale. Poi il caro prezzi che raggiunge vette proibitive in coincidenza con gli eventi di maggiore richiamo e minaccia la tenuta del Salone che continua a rivestire un carattere di massa, dove si mescolano professionisti e semplici curiosi. Luca Palermo, amministratore delegato e direttore generale di Federlegno Arredo Eventi, confida al Foglio di avere attraversato un periodo pre-salone non facile: “Siamo rimasti spiazzati dalla situazione geopolitica che si è determinata, abbiamo dovuto creare una war room per affrontare le difficoltà che si ponevano di fronte, a cominciare dai rapporti con i paesi della penisola arabica. Giorno dopo giorno ci siamo resi contro che la voglia di partecipazione cresceva e che quella internazionale non era condizionata dai conflitti: avere 167 paesi su 192 significa rappresentare quasi tutto il pianeta ma il dato centrale di questa edizione è il grande ritorno dell’Europa con Germania, Spagna e Regno Unito che sono molto importanti per il settore ”. Il buon esito non ha fatto mancare le critiche. Secondo Domus “la Design Week negli anni si è distaccata – anche fisicamente – dal mobile, facendolo diventare il Salone della moda, dell’auto, della finanza, del riciclo”. Per la prestigiosa rivista fondata da Gio Ponti siamo ormai arrivati a un ibrido di cui sarebbe l’arredo a fare le spese, a finire fagocitato. Un’accusa cui Palermo replica così: “Le aziende devono dare risposte a un mercato che cambia e chiede un design inserito negli hotel, gli uffici pubblici, il real estate, le imbarcazioni pur mantenendo la qualità e la centralità. Salone Contract firmato da Rem Koolhaas e David Gianotten, che abbiamo presentato per la prima volta, va in questa direzione ma, al tempo stesso ricordo che abbiamo inaugurato il Salone Raritas per sviluppare un discorso sulla ricerca e la sperimentazione”. Chiusa la 64esima edizione si guarda già alla prossima, confermati i Saloni Contract e Raritas che hanno avuto un bel riscontro assieme all’altra novità della Notte bianca degli archivi, si punta a potenziare il rapporto con gli altri paesi: “ Design significa 2,4 per cento del pil , è economia e cultura, serve una sinergia con le istituzioni e un lavoro di promozione all’estero che portiamo avanti con il nostro World Tour. Le imprese sono soddisfatte da ciò che abbiamo fatto, sono arrivati gli americani nonostante l’ostacolo dei dazi, si può crescere”. Sul fronte Fuorisalone i motivi di soddisfazione sono diversi. Accanto alle affermazioni di Interni e Brera c’è da registrare Tortona che ha vantato 115 mila presenze che la ricollocano al centro della manifestazione. Buone notizie anche per Alcova, l’iniziativa più eccentrica, che ha chiuso con il sold out. Per il Fuorisalone vale di più la critica di eccessiva invadenza di altre realtà che poco hanno a che fare con il design: “E’ comprensibile che di fronte a un evento molto attrattivo ci siano brand della moda o del food che vogliano farne parte: abbiamo un’offerta molto ampia dove si può scegliere il McDonald o altre istallazioni più incentrate sul design”, spiega Christian Confalonieri. Il vero problema, secondo il cofondatore di Studiolabo, è la crescita esponenziale dei prezzi: “Gli alberghi a Milano sono molto cari, stesso discorso riguarda i costi delle location. Abbiamo già realizzato per questa edizione una convenzione con Torino ma non basta, per l’anno prossimo bisogna pensare ad altri centri fuori Milano con collegamenti diretti che assicurino l’alloggio anche a chi non può permettersi di pernottare in città”.

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