Il Foglio
Non fosse già storta, chissà, forse la Torre di Pisa oggi si storcerebbe dallo stupore a guardare dipanarsi sul suolo della città un caso strano (l’ennesimo?) di auto-sabotaggio dem. E, non fosse già affacciata di sbieco su Piazza del Duomo, la Torre, vedi mai, dondolerebbe perplessa di fronte a una situazione che definire rompicapo è poco: perché rompicapo lo è, ma non per una volta sola, tanto da assumere i confini di un reiterato pasticciaccio toscano tutto interno al Pd locale. E non, come si pensa ogni volta che ci si trovi di fronte a un intoppo dem, per via dell’annosa contrapposizione tra riformisti e ortodossi paladini di Elly Schlein , bensì per il fuoco amico tra due diversi gradi di fedeltà alla linea della segretaria stessa. E insomma, partendo dall’epilogo (parziale), il Pd pisano da ieri è commissariato, e consegnato nelle mani di Nico Stumpo, roccioso deputato ex Articolo Uno poi inglobato nuovamente sotto l’egida dem e omologo retrospettivo (nel senso che ha ricoperto tale ruolo in passato) del plenipotenziario e attuale responsabile Organizzazione del Pd Igor Taruffi, colui che sbroglia complicate vicende pre-elettorali ai quattro angoli del paese. E dunque, a Pisa arriverà Stumpo, per traghettare verso congresso e amministrative un partito locale dove gli schleiniani si sono divisi al punto da silurare – a opera dell’area per così dire interna ribelle – il candidato fortemente appoggiato da Schlein in persona: cioè il professor Andrea Pertici (che piaceva anche al segretario regionale Emiliano Fossi), in favore (in teoria: ora con il commissariamento si vedrà) dell’ex consigliere comunale Vladimiro Basta — che ieri insorgeva contro la decisione del Nazareno: “Non comprendiamo”, diceva Basta, invocando la ripresa del dialogo al di là dei “veti incrociati”, a valle però di una giornata in cui, tra gli schleiniani ribelli, racconta un dem toscano, “era stata fatta marcia indietro anche su di lui”. E non è tutto: per capire il secondo pasticciaccio – quello ora in capo a Stumpo – tocca risalire al primo pasticciaccio: ovvero quello che, un anno fa, sulla base di un lungo cahier de doléances a proposito delle presunte irregolarità nel tesseramento, aveva portato alla nomina del dem Vinicio Peluffo a commissario provinciale. E ora però, nell’impazzimento del commissariamento comunale, proprio Peluffo è nel mirino (motivo: con lo sguardo schleiniano del poi, ovvero di fronte al siluramento di Pertici, l’azione del commissario provinciale non è stata considerata risolutiva, anzi). Ma il fatto che Peluffo sia finito nella relativa polvere pisana non cancella l’unico obiettivo raggiunto dagli ortodossi: la designazione ufficiosa di Giovanni Russo a segretario provinciale. Non prima di aver vissuto, però, il tormento di un (inutile) ultimatum piovuto in zona Torre direttamente dal Nazareno, qualche giorno fa: o trovate la quadra o ci pensiamo noi, era il concetto. Macché: dopo una riunione chilometrica, racconta un osservatore locale, “l’ingarbugliamento si è fatto, se possibile. ancora più ingarbugliato”, con l’ex sindaco Paolo Fontanelli e il consigliere comunale Andrea Ferrante nella veste dei resistenti. E quindi? Quindi si riparte da capo – ma cambiando le facce: cioè con Stumpo che sfida le paludi cittadine mentre Peluffo emerge da quelle provinciali. Intanto, però, bisogna leggere tra le righe della speranza e del rammarico espressi del segretario regionale Fossi: “Stumpo avrà a disposizione il tempo necessario per ridare forza e centralità al partito, accompagnandolo verso una fase congressuale che auspichiamo possa essere la più unitaria e condivisa possibile”, ha detto Fossi. Ma anche: “Un ringraziamento particolare va a Vinicio Peluffo, per l’importante lavoro svolto in questi mesi con estrema serietà e abnegazione”. Corollario non peregrino: a Pisa, da otto anni, governa il centrodestra, ma neanche questo pensiero ha fatto piazza pulita del fuoco amico. Da mal di testa? Neanche tanto. O meglio: impossibile lasciarsi andare allo sconforto, se non si vuole che il rompicapo pisano continui a clonarsi lungo lo stivale. Non ultimo (è già accaduto) nella sempre toscana Pistoia, dove il candidato sindaco del centrosinistra alle amministrative sarà un altro professore universitario, di nome Giovanni Capecchi, vincitore però delle primarie con il sostegno di Avs e dell’area progressista (con tanti saluti a Stefania Nesi, candidata del Pd, e allo stesso Pd, ça va sans dire).
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