Il Foglio
“Primum vivere. Oggi l’energia è la vera emergenza”, dice al Foglio il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani . “Ma parlare di spesa militare non è una tabù, condivido le parole di Crosetto”. Nelle ultime settimane il sentiero si è fatto sempre più stretto, tra vincoli di bilancio, crisi internazionali ed energia. Ieri Crosetto, parlando da queste colonne ha invitato tutti, anche il governo, a non cedere alla demagogia: “Dobbiamo investire di più nella nostra Difesa. Non farlo per raccattare un voto in più è irresponsabile”. Ci sono, ci sarebbero, degli impegni sulla spesa militare su cui i Fratelli d’Italia, da Giorgia Meloni in giù, si interrogano. Non giovano al consenso. E oggi nell’Aula di Montecitorio arriva il Documento di Finanza pubblica. Come si fa? “In questa fase primum vivere vuol dire garantire la possibilità di avere energia a un costo accettabile agli italiani, alle imprese e a tutto il sistema. Perché quando aumenta l’energia tutte le filiere ne risentono e i prezzi aumentano. Questo è il primo obiettivo ”, spiega Ciriani. “Dopodiché sappiamo benissimo che lo scenario internazionale è molto cambiato. Gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre il proprio impegno finanziario nel fronte europeo della Nato, considerando probabilmente il Pacifico uno scenario più importante di quello europeo. L’aumento delle spese militari risponde a questa esigenza”. E non a quelle del consenso che seguono altre vie. Dice ancora Ciriani: “E’ evidente che se si vuole rivendicare un maggiore autonomia in politica estera, nelle scelte di carattere militare, si deve avere un esercito e strumenti di Difesa quanto più autonomi possibile. Occorre creare le condizioni per essere conseguenti rispetto a queste affermazioni”. Il governo, del resto, aveva già previsto un aumento graduale della spesa militare: “ Adesso, compatibilmente con la crisi internazionale e con quello che comporta, vedremo se riusciremo a mantenerlo” . La coperta resta corta, come hanno certificato le recenti stime economiche. Ma il tema della Difesa resta. “Si tratta di garantire all’Italia la dignità e lo standing che un paese importante come il nostro deve avere. Ci siamo lamentati per 50 anni che gli Stati Uniti ledevano la nostra sovranità, che eravamo un paese a sovranità limitata ed era vero, perché altri pagavano per la nostra sicurezza. Se non sarà più così, dovremo assumerci le nostre responsabilità”, ragiona ancora Ciriani, prima di aggiungere un’ultima annotazione: “Spesso, soprattutto chi non è esperto, quando parla di spese militari pensa ad armi e carri armati. Ma in questo caso si tratta di intervenire nei settori più avanzati della tecnologia: cybersicurezza, satelliti e informatica. Non sono risorse buttate, come qualcuno vorrebbe far credere, perché questi settori hanno una propria filiera e ricadute in ambiti non solo militari”. Eppure il dibattito sulla Difesa resta una questione spinosa. Il ministro Ciriani non si sottrae, ma anche gli stessi parlamentari di Fratelli d’Italia non sono così propensi a parlarne, tanto più alla vigilia di un passaggio importante come quello sul Dfp. Mentre si cercano soluzioni, e risorse, per prolungare il taglio delle accise, mentre le opposizioni sono pronte ad andare all’attacco e pure la Lega dell’alleato Matteo Salvini rema da mesi in un’altra direzione. Così molti meloniani ringraziano ma preferiscono non esporsi sulle spese militari. Molti ma non tutti. Qual è la priorità? “ In questa fase dobbiamo dare una risposta urgente alla crisi energetica, che ha immediate ricadute sulla vita dei cittadini e sull'economia delle imprese ”, ci risponde Antonio Giordano , deputato di FdI e segretario generale di Ecr. “E’ prudenza e realismo, perché è difficile fare previsioni sugli sviluppi della guerra in medio oriente. Chiarito questo – conclude – le spese per la difesa e la sicurezza dei restano un impegno ineludibile”.
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