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La risoluzione dell’Onu che la Flotilla non riesce a ricordare | Collector
La risoluzione dell’Onu che la Flotilla non riesce a ricordare
Il Foglio

La risoluzione dell’Onu che la Flotilla non riesce a ricordare

Al direttore - Il Mahatma Gandhi quando faceva le Sue vere battaglie non violente si faceva arrestare e… non chiamava di certo piangendo la Farnesina! David Parenzo Oltre al test Gandhi ci sarebbe un altro piccolo test da sottoporre alla Flotilla. Domanda. Quale organo osceno ed eversivo ha approvato una risoluzione che lega la sicurezza al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione di Gaza e che riconosce come canali appropriati per gli aiuti solo quelli riconosciuti dagli organi umanitari per garantire controllo, neutralità, tracciabilità e non diversione degli aiuti verso Hamas o altri gruppi armati? Un organo osceno, eversivo, schiavo di Israele chiamato Nazioni Unite, che con la risoluzione numero 2803 approvata il 17 novembre 2025 ha ricordato quello che la Flottilla non riesce a riconoscere: provare a dare un futuro a Gaza senza fare di tutto per non dare un futuro a Hamas significa non voler dare un futuro a Gaza. Chissà se alla Farnesina qualcuno avrà il tempo di ricordarlo. Al direttore - A proposito della contestazione del reato di tentato omicidio al ragazzo che ha sparato pallini con una pistola ad aria compressa contro due manifestanti dell’Anpi. Gesto assurdo, riprovevole, da sanzionare. Ma tentato omicidio? Per i pallini sparati con una pistola di plastica ad aria compressa? Qualcosa si agitava nella mia memoria ed ecco qua: nel luglio 2024, la procura dei minori di Venezia chiese di archiviare “per mancanza di reato” l’inchiesta aperta nei confronti di 21 studenti dell’Itis Viola di Rovigo, accusati di aver colpito ripetutamente con pallini ad aria compressa una loro professoressa durante la lezione, allo scopo di farsi quattro risate diffondendo il video sui social network. All’inizio qualcuno aveva ipotizzato il reato di oltraggio a pubblico ufficiale ma poi, che vuoi fare, so’ ragazzi, e probabilmente tra di loro non c’era manco un ebreo. Quindi niente. Il reato? Non c’è. Ventuno pacche sulla spalla e 9 in condotta a tutti. Vorrei ridere di tutta questa storia ma chissà perché non ci riesco. Nicoletta Tiliacos Al direttore -  Il ministro della Salute occupa i media nazionali affermando che il rispetto dei tempi di attesa è ormai all’81 per cento. Dovremmo essere tutti contenti ma il problema è che da mesi si rifiuta di far sapere come questo valore sia stato calcolato, in base a quali dati e di rendere il tutto pubblico e verificabile. Dai tempi di Galileo il metodo scientifico si basa sulla condivisione dei dati in modo che qualsiasi affermazione e risultato possa esser controllato da tutti. Solo allora diventa certezza (sino alla prossima smentita sperimentale). Anche per il rapporto deficit/pil nazionale non c’è stato verso di recuperare a tavolino uno 0,1 per cento, pur importante per il rispetto dei “tempi contabili nazionali”. La medicina non è una scienza esatta e l’organizzazione sanitaria ancora meno, ma con il “metodo Schillaci” rischia di diventare magia. Marcello Crivellini Al direttore - Nella Seconda guerra mondiale le truppe Alleate hanno contribuito alla liberazione dell’Italia con 350 mila tra caduti, feriti e dispersi. Di questi 90 mila erano americani. I soldati caduti  riposano in 42 cimiteri sparsi in tutta la penisola. Non crede, caro Cerasa, che le bandiere dei loro paesi abbiano conquistato il diritto di garrire nelle manifestazioni del 25 Aprile? Giuliano Cazzola

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